giovedì 26 febbraio 2015

Esterophilia: Schalke 04-Werder Brema


di Vincenzo Lacerenza

Schalke 04-Werder Brema 1-4 (21/05/1988, Bundesliga, trentaquattresima giornata)

Schalke 04
: Schumacher, Wollitz (Hermann 83'), Schipper, Klinkert, Fichtel, D. Wollitz, Nielsen, Mirbach (Opitz 66'), Mielers, Tschiskale, Edelmann. Allenatore: Horst Franz

Werder Brema: Reck, Schaaf, Sauer, Otten (Burgsmüller 46'), Kutzop, Brafseth, Borowka, Votava, Hermann (Elits 80'), Riedle, Ordenewitz. Allenatore: Otto Rehhagel

Marcatori: Riedle 6', 17', Ordenewitz 26', 44', Tschiskale

Arbitro: Hans Peter Dellwing

Chiuso il 1987 con un piazzamento Uefa e salutato Rudi Völler, uomo simbolo della squadra accasatosi alla Roma, il Werder Brema, per il nuovo torneo, scommette sul promettente Karl Heinz Riedle, giovane attaccante di belle speranze e dal già discreto senso del goal, prelevato dal Blau-Weiß Berlin. Oltre al baffuto attaccante, fanno le valigie anche alcuni veterani come Hans Benno Möhlmann, mediano dalle spiccate attitudini offensive, che dopo nove anni di onorato servizio si trasferisce all'Amburgo, e Dieter Schlindwein, difensore bocciato dalla società e spedito a farsi le ossa all'Eintracht Francoforte.

A prendere il posto dell'oggetto misterioso arriva Uli Borowka, poliedirco terzino ingaggiato dal Borussia Moenchengladbach, capace di diventare un elemento cardine dei Grün-Weißen, fino a meritarsi anche la convocazione della nazionale, con cui scenderà in campo sei volte. Anche se la perdita di due calciatori carismatici come Völler e Möhlmann, potrebbe far pensare ad un indebolimento della rosa, il campo sembra ragione alla dirigenza e ad Otto Rehhagel, tecnico pragmatico tornato a sedere sulla panchina biancoverde dopo un fugace passaggio nel 1976 e noto al grande pubblico soprattutto per aver condotto la nazionale greca ad uno storico trionfo continentale nel 2004.



Bastano infatti sei giornate ai Werderaner per assumere il comando della classifica, staccando la concorrenza, rappresentata, in primis, dal Bayern Monaco campione uscente. Un vantaggio, quello dei biancoverdi, che si farà sempre più ampio e che permetterà agli uomini di Rehhagel di festeggiare il Meisterschale con un turno d'anticipo. Proprio nell'ultima partita, nel giorno della festa dei Grün-Weißen, si consumerà il dramma dello Schalke 04, reduce da una stagione tribolata e già aritmeticamente retrocesso. Nonostante gli acquisti di Uwe Tschiskale, centravanti che tanto aveva ben impressionato con la maglia del Wattenscheid prima di bruciarsi al Bayern Monaco, e di Harald Schumacher, glorioso numero uno della Germania Ovest balzato all'onore delel cronache per la violenta collisione avuta con il francese Battiston ai mondiali spagnoli dell'82, ma ormai a fine carriera, i Knappen non riusciranno ad evitare l'onta della retrocessione.

Una stagione nata sotto una cattiva stella sin dalle origini, con la squadra privata, in sede di mercato, di alcune delle sue pedine fondamentali: il forte difensore Gerhard Kleppinger vira verso Dortmund, Klaus Tauber, ormai sul viale del tramonto, va a chiudere la carriera al Bayer Leverkusen, mentre Jurgen Wengmann opta per il Bayern Monaco. Senza dimenticare gli addii di Dietmar Roth, arcigno centrale di difensa che trova sistemazione sulle sponde del Meno e quello, forse ancor più doloroso, di Walter Junghans, guardiano di lungo corso, in Renania dal 1982. Insomma un organico smantellato, rivoluzionato, sopratutto in difesa: non a caso infatti gli uomini di Franz Horst, concluderanno il campionato con ottantaquattroreti sul groppone. Nessuno sarà capace di fare peggio.

Le ultime quattro sberle della serie le incasserà proprio nell'ultimo incontro del Park Stadion. A Gelsenkirchen va in scena il più classico dei testacoda: da una parte il Werder già sicuro del titolo, dall'altra lo Schalke 04, ormai in cadetteria, ma voglioso di congedarsi al meglio con la massima divisione, magari sciorinando una grande prestazione proprio al cospetto dei futuri campioni. I buoni propositi rimarranno però soltano nelle intenzioni: la partita sarà l'emblema della stagione delle due formazioni. Una doppietta di Karl Heinz Riedle, attaccante dotato di un portentoso stacco aereo e autentico incubo per chi ha il cuore dipinto di bianconero, aprirà la strada alla goleada dei biancoverdi. Sempre nella prima frazione arriverà anche il bis di Frank Ordenewitz, alfiere tedesco dalle buone abilità sotto porta, che prima di chiudere la carriera nei dilettanti dell'Osterholz-Scharmbeck, vagabonderà per le lande teutoniche, indossando, tra le altre, anche le casacche di Colonia e Amburgo.

Nonostante l'ingresso in campo di Manfred Burgsmüller, stoccatore che di lì a poco entrerà nella leggenda realizzando alla Dinamo Berlino il gol più "vecchio" della storia della Coppa dei Campioni (siglato alla veneranda età di trentotto anni e duecentonovantatre giorni), nella ripresa i biancoverdi si limiteranno a gestire il comando delle operazioni, evitando di infierire su un avversario già ampiamente annichilito ed ormai al tappetto. Solo una rete, la quarta in stagione, di Uwe Tschiskale, renderà meno amari i secondi quarantacinque minuti di agonia per i Minatori, per i quali si spalancheranno per la terza volta le porte della Zweite Liga. Se il campionato porterà in dote la retrocessione, non andrà meglio l'avventura nel DFB Pokal (la Coppa di Germania), terminata preocecemente al primo turno per mano dell' Entraicht Francoforte. Saranno le semifinali invece l'incubo del Werder Brema, che prima alzerà bandiera bianca di fronte al Bochum nella coppa nazionale, e poi, dopo aver superato nell'ordine i norvegesi del Mjondalen, i sovietici dello Spartak Mosca e della Dinamo Tbilisi e il Verona, non riuscirà a sopraffare le ambizioni del Bayer Leverkusen, poi a suo volta regolato nell'ultimo atto dall'Espanyol.

 

Nessun commento:

Posta un commento