venerdì 13 luglio 2018

I Derby d'Italia, la recensione del CorSport

 Sapreste dare un nome alle protagoniste del derby del Tigullio? E lo sapevate che tanti anni fa il principe degli arbitri, Concetto Lo Bello, riuscì ad allontanarsi dallo stadio di Angri solo perché si travestì da Carabiniere? E’ uno splendido viaggio trasversale nel calcio italiano più vero, quello di Vincenzo Paliotto, che già ci aveva convinto parlandoci delle grandi rivalità delle sfide in Europa e nel Mondo. Questa volta, il suo sguardo si è fermato tra i nostri confini ma il risultato è altrettanto affascinante, proprio per le tante differenze anche storiche e politiche esistenti nelle varie regioni del nostro Paese con il carico di sano (più meno) provincialismo che il nostro Campanile dimostra ancora in tante circostanze, non escluso il mondo del pallone, senza tralasciare gli incidenti e anche i lutti (dalla morte nel 1920 di un guardalinee, Augusto Morganti, in seguito agli scontri tra Viareggio e Lucchese, fino alla tragedia di Paparelli) che hanno accompagnato le nostre stracittadine. Ecco quindi che si comincia dai grandi derby delle principali città (Torino, Milano, Roma, Genova) fino a concentrarsi - e qui i curiosi di storie del calcio potranno trovare le pagine più gustose - nelle rivalità regionali e provinciali, che nulla o quasi hanno da invidiare ai confronti metropolitani. Leggere della sfida infinita tra Matera e Potenza, delle prodezze di Dirceu con l’Ebolitana, della rivalità atavica tra Cavese e Salernitana, e poi dei derby del Po, dei Fiori, del Chienti, delle Torri, è divertente e istruttivo, perché ci fa anche capire chi siamo e dove va il nostro calcio.
I DERBY D’ITALIA, le rivalità del calcio italiano; di Vincenzo Paliotto, Urbone Publishing, 401 pagine, 16 euro.


http://www.corrieredellosport.it/news/libreria/2018/07/12-45298925/tutti_i_derby_d_italia_e_tre_libri_sul_grande_ciclismo/


martedì 10 luglio 2018

Palmeiras-Cerro Porteno, battaglia campale

Palmeiras-Cerro porteno 1999
di Vincenzo Paliotto
 Non è mai salito sul trono più alto dell’America Latina, ma al contempo il Cerro Porteno di Asunciòn è la squadra paraguyana con il maggior numero di partecipazioni alla Copa Libertadores. E nella sua lunga storia ha già incrociato per due volte le ambizioni di quelli del Palmeiras, a loro volta vincitori nel 1999, dopo aver perso già due finali. Proprio nell’edizione fortunata del 1999 il verdao superò abbastanza nettamente i rossoblu di Asunciòn. Al Defensores del Chaco la vittoria fu addirittura roboante: ben 5 a 2. La squadra  di Felipao Scolari maramaldeggiò con una doppietta di Junior Baiano, quindi i gol, di Cleber, l’ex-atalantino Evair ed Oseas. Risposero per i padroni di casa solo Alvarenga e Jorge Campos. Poi nella partita di ritorno, in un Parque Antartica con appena 13.000 spettatori o poco più, il Palmeiras vinse nuovamente e per 2-1, dopo lo svantaggio siglato da Gaucinho, con i gol di Junior Baiano e proprio di un paraguayano, il terzino Arce. Anche con quella sconfitta il Cerro Porteno passò lo stesso, 3° nel girone, ed anzi arrivò fino alle semifinali, battuto solo dal Deportivo Cali, e con il rischio di affrontare nuovamente il Palmeiras. La squadra di Scolari poi finalmente vinse il titolo e riuscì a dare la soddisfazione più attesa alla tifoseria dell’academia. Soprannome che il Palmeiras si era guadagnato nei decenni addietro per la grande qualità dei suoi giocatori e del suo gioco.
 Il secondo incrocio tra i due club si registrò nel 2001 con un nuovo roboante successo del Palmerias stavolta in casa: 5-2 con doppiette di Alex e Lopes e gol di Fabio Junior, per gli ospiti segnano Pedrinho ed Aquino. A reti inviolate invece pareggiarono in Paraguay. Nel 2005, invece, le squadre pareggiarono per due volte: 1-1 ad Asunciòn con gol di Santiago Salcedo ed Osmar e 0-0 a San paolo del Brasile.

Palmeiras-Cerro Porteno 2006
 Nell’edizione del 2006 poi le due squadre si ritrovarono nuovamente di fronte nella fase a gironi e, dopo il pareggio a reti inviolate ad Asunciòn, il Palmeiras perse in casa per 2-3, ma non compromettendo la qualificazione. Tuttavia, nemmeno con quella vittoria il Cerro Porteno riuscì a guadagnare il passaggio al turno successivo in virtù della contemporanea vittoria del Nacional Medellìn a Rosario contro il Central. La partita passò purtroppo alla storia per le botte da orbi che si rifilarono brasiliani e paraguayani.

domenica 17 giugno 2018

Estudiantes-Gremio, battaglia allo Jorge Hirschi

Estudiantes-Gremio 3-3, 8 luglio 1983
di Vincenzo Paliotto

 Fu uno scontro a tutto campo senza mezzi termini. La proverbiale rivalità ampiamente nota e diffusa tra argentini e brasiliani soprattutto a livello calcistico sfociò in un match carico di tensioni e violenze forse senza precedenti. Il caldo luglio del 1983 era appena iniziato e non bene per gli argentini impegnati nella Guerra delle Malvinas contro gli inglesi. Una guerra follemente voluta dalla dittatura militare di Videla, che mandò allo sbaraglio troppi giovani argentini non in possesso del dovuto bagaglio di esperienze militari. Il governo brasiliano intanto appoggiò quello inglese e gli argentini non la presero bene. Cosi quando il Gremio si presentò allo Jorge Hirschi di La Plata per affrontare l’Estudiantes trovò l’inferno in campo e sugli spalti. I gremisti andarono anche in vantaggio per 3-1 (gol di Osvaldo, Cesar e Renato Portaluppi), mentre gli argentini registrarono ben quattro espulsi: Trobbiani, Ponce, Camino e Tevez.  
i giornali giustamente dissero che si trattò di una battaglia
Tuttavia, i brasiliani dovettero cedere ad ogni tipo di pressione, lecita e non sul terreno di gioco. Tanto che al 76’ segnò Gurrieri e all’80’ Russo, che firmò un pareggio incredibile in 7 contro 11. Il Gremio avrebbe guadagnato comunque la finale da quel girone di semifinale a 3 squadre, poi proprio grazie al successivo pareggio che lo stesso Estudiantes impose all’America di Calì, l’altra componente del girone, peraltro in terra colombiana. La squadra di Valdir Espinosa poi vinse quella Copa, battendo in finale il Penarol. Nella gara di andato il Gremio pure aveva vinto: 2-1 con reti di Osvaldo e Tarcisio a cui aveva replicato il solo Gurrieri.

mercoledì 13 giugno 2018

I Derby d'Italia

 L'addetto stampa della Serie B Alberto Monguidi ha recensito il volume I Derby d'Italia. Le rivalità del calcio italiano sul magazine delle squadre della serie cadetta.

domenica 10 giugno 2018

Copa Libertadores 2018, i precedenti di Boca Juniors-Libertad Asunciòn

Pavòn realizza 1-0 nella sfida del 1977
di Vincenzo Paliotto

 Almeno dal punto di vista della cabala il nome dei paraguayani della Libertad Asunciòn non mette proprio paura a quelli del Boca Juniors. Del resto in due pregevoli precedenti tra le due squadre in Copa Libertadores gli zeneises hanno avuto ragione senza problemi ed in entrambe le circostanze, nel 1977 e nel 2007, il Boca Juniors ha anche vinto la Copa, proprio dopo aver affrontato i bianconeri di Asunciòn. Nel girone di semifinale nel 1977, era ancora quella la formula della Copa, il Boca Juniors vinse tutte e due i confronti, imponendosi a La Bombonera di misura con gol di Pavòn all’80’ (in un confronto comunque durissimo segnato dalle espulsioni di Benitez ed Espinola per gli ospiti e di Ribolzi per gli argentini) e quindi anche nel successivo incontro al Defensores del Chaco di Asunciòn, questa volta grazie ad una rete di Zanabria al 79’. La squadra di Juan Carlos Lorenzo poi vinse la finalissima ai danni del Cruzeiro. 
 
il Boca Juniors 2007
Ben più problematico risultò invece il doppio confronto nel 2007, con le due squadre che incrociarono le proprie ambizioni all’altezza dei quarti di finale. A Buenos Aires il Boca fu imbrigliato sull’1-1. Al 63’ Bava intercettò un penalty di Riquelme, quindi all’82’ la Libertad passò in vantaggio con Martinez e soltanto al 90’ lo stesso Riquelme ristabilì le distanze. Nel retour-match di Asunciòn sette giorni più tardi al Boca occorreva uno dei suoi miracoli, che si avverò. Due furono i gol degli azul y amarillo, firmati al 62’ da Riquelme e dieci minuti più tardi da Rodrigo Palacio. In quella stagione la squadra di Russo vinse la sua ultima Copa Libertadores in ordine cronologico.

venerdì 1 giugno 2018

L'OMONIA NON ESISTE PIU'! O QUASI...


di Fabrizio Cipro (della page calcio cipriota)
 Fatto storico per
l'Omonia Nicosia, che è stata rilevata da una società privata in seguito a una decisione dei suoi
membri nella giornata di martedì. Il nuovo
proprietario è Stavros Papastavrou, uomo d'affari che ha i suoi interessi negli
Stati Uniti.
La cosa ha
infastidito parecchio la tifoseria e il gruppo portante della curva
bianco-verde, il Gate 9, che ha comunicato che fonderà una nuova società, che
ripartirà dai campionati minori e che il loro sostegno sarà solo per questa
nuova squadra.
L'argomentazione del
Gate 9 è che l'Omonia nata nel 1948 è stata fondata da un gruppo di giocatori
che all'epoca giocavano nell'Apoel. Era un periodo travagliato e i fondatori
di sinistra pena l'espulsione dall'isola che era sotto il dominio britannico,
avevano rifiutato di firmare dichiarazioni che denunciavano la loro ideologia
mentre consideravano la Grecia come la madre patria.
Nonostante le
difficoltà l'Omonia è cresciuta diventando negli anni 80, la miglior squadra di
Cipro, poi un lento declino, ma sempre sotto il comando del partito
benedizione del partito all'imprenditore Miltiades Neophytou, un barlume di
progressista dei lavoratori denominato AKEL. Poi il passaggio sotto la
di debiti a causa della mala gestione, culminata con il "peggior
luce nel 2010/2011 con la vittoria del titolo, poi la caduta libera con milioni
campionato di sempre" appena concluso.
Il Gate 9 ha già
deciso, quello appena nato non è l'Omonia Nicosia del suo popolo.

sabato 5 maggio 2018

Una storia da conoscere: C.S. Lebowski

di Fabio Toti

Per parlare della storia del C.S. Lebowski occorre tornare indietro alla stagione 2004/05, quando alcuni giovani ragazzi, perlopiù studenti, prendono una decisione che in seguito si rivelerà storica. Stanchi dei campionati senza sorprese con partite sempre più frequenti e noiose, ma soprattutto disgustati dalle classifiche disegnate dai diritti tv e dell’ asservimento alle leggi del mercato che avevano trasformato il loro gioco preferito in merce, decidono di cercare altrove i valori nobili ormai perduti dal calcio professionistico, quali l’amore per la maglia e la fedeltà delle bandiere. Lo fanno sfogliando il giornale e scegliendo di seguire una squadra semplicemente perché era l’ultima dell’ultima categoria, (la terza) e rimediava costantemente sonore sconfitte. Quella precisa settimana ad esempio era reduce da un pesantissimo 8-2 contro la penultima in classifica. Anche il nome poi, destava subito simpatia: AC Lebowski.

L’idea iniziale era di presentarsi al team ed avvisarli di questa trovata molto originale, ma la cosa per vari motivi non avvenne mai; così quando il gruppo di sostenitori si presentò al campo a tifare per i propri “beniamini”, alcuni dei giocatori pensarono di essere vittime di una burla. Oltretutto gli “ultras” arrivarono a fine primo tempo, poiché inizialmente si erano recati al campo sbagliato e non avevano idea neanche di quali fossero i colori sociali della loro squadra. Dopo una breve indagine vennero a sapere che l’AC Lebowski era quella con indosso le casacche grigio-nere, (perché sembra fossero le più economiche in commercio) e che erano sotto di tre gol. La partita finì di fatto con questo risultato… Con un po’ di ottimismo si potrebbe pensare  che l’apporto del tifo era servito almeno a limitare i danni.

Partita dopo partita, la squadra continuò a perdere incessantemente, ma i ragazzi non facevano mai mancare il loro supporto, anzi le presenze sugli spalti aumentavano. Nacquero così i primi gruppi: “Urban Kaos” e “Drugati”, che nel 2007 si scioglieranno e uniranno le proprie forze per formare gli “Ultimi rimasti”. (La decisione fu presa in seguito a  degli incidenti avvenuti nella trasferta di Colonnata, ingigantiti dalla stampa locale che crearono ai ragazzi non pochi problemi.) Questi sono a tutt’oggi la colonna portante dei tifo grigio-nero.

Così la squadra più debole e più piccola del campionato si ritrovò ad avere alle spalle un gruppo di ultrà organizzatissimi, che ogni fine settimana li sosteneva dai gradoni della “Curva” ribattezzata Moana Pozzi, “in omaggio alla più grande artista italiana”.

I ragazzi non si limitavano soltanto al tifo, ma tagliavano l’erba del campo prima delle partite, pulivano la sede, raccoglievano i palloni dopo l’allenamento, poi organizzavano le feste per recuperare i soldi per iscriversi al campionato e facevano le collette per autofinanziarsi il materiale sportivo.

Sono questi gli ideali e questa passione per il lato più popolare del calcio che convinsero nel 2008 un folto gruppo di tifosi della Curva Fiesole della Fiorentina ad iniziare a frequentare la curva grigio-nera e così col passare delle partite la tifoseria diventava sempre più grande, più rumorosa, più vivace, fino ad arrivare ad avere una media di 200 tifosi ad ogni partita casalinga.

Certo i risultati non cambiarono subito, ma il divertimento sugli spalti era sempre assicurato.

Il 2010 fu l’anno della svolta.

A seguito di divergenze strutturali e di ambizioni sportive differenti si ebbe una “scissione” all’interno della società. Nacque così il Centro Storico Lebowski, squadra di Terza Categoria completamente gestita dai tifosi. Il Lebowski passa quindi da essere una squadra di amici con una tifoseria al seguito a quello che è oggi, ovvero una diretta emanazione della curva, una delle prime realtà del genere in Italia. La divisione fu quindi, prima di tutto una necessità fisiologica. Il nome scelto è dovuto al fatto che tutto era nato in piazza D’Azeglio, nel centro di Firenze. Ad onor del vero, per un po’ di tempo continueranno ad esistere entrambe le squadre, (il vecchio A.C. Lebowski e il nuovo C.S. Lebowski) ma i primi avevano ormai il destino segnato.

Con gli anni nacquero anche le prime rivalità e i primi gemellaggi. Tra questi ultimi come non citare l’amicizia con i tedeschi Coloniacs, fan del F.C Köln, che spesso si presentano con una delegazione e il loro striscione alle partite della squadra toscana a sua volta ricambiati in più occasioni dai fiorentini.  
Con una passione e una spinta popolare così dilagante, arrivarono anche i risultati. Al di sopra di ogni più ottimistica previsione, i grigio-neri conquistano due titoli consecutivi che portarono i ragazzi dalla Terza, alla Prima categoria, aggiudicandosi in un’occasione anche la Coppa Provinciale. In occasione della suddetta finale di coppa, si registrarono più di 500 presenze tra i supporter. Una cifra di pura fantascienza se rapportata alla categoria che fanno del Lebowski una delle più belle realtà del panorama calcistico italiano. Tra i suoi supporter ci sono ragazzi di tutte le età tra i quali una nutrita presenza femminile e anche se sembra assurdo, un discreto numero di persone che non ha mai amato il calcio fino ad oggi a testimonianza del bellissimo clima che sanno creare gli ultras grigio-neri sugli spalti, assente nella maggioranza degli altri stadi italiani.
Nel 2015 intorno a questa favola si è aggiunta quella degli Juniores, che seguendo le orme dei “fratelli” più grandi hanno fatto proprio il loro campionato. Infatti non bisogna dimenticare che negli anni sono nate intorno alla Prima Squadra altre bellissime realtà satelliti, oltre la selezione Juniores appena citata, trovano spazio: una squadra femminile di Calcio a 5, una squadra amatoriale di calcio a 11 e ben cinque selezioni di scuola calcio (classe dal 2006 al 2010) tutte gestite grazie al grande apporto dei volontari che partecipano attivamente ai molti aspetti organizzativi, allo sviluppo e alla pianificazione dell’attività sportiva. Tutte le decisioni importanti sono frutto di un pensiero collettivo che trova la sua realizzazione mediante assemblea. Ovviamente c'è un'area tecnica che si occupa della gestione sportiva delle squadre. Grazie al grande seguito, sono arrivati anche gli sponsor, “Abbiamo accettato di averli semplicemente perché senza non potremmo esistere…ma la società è sempre molto attenta a mantenere una proporzione degli introiti, tra autofinanziamento e questi ultimi di 50 e 50, questo perché prospettive e ambizioni crescano di pari passo alla base degli associati. Decidere di fondare una società per un ultras significa in primo luogo una cosa: dare alla squadra i propri valori. Amicizia, rispetto, solidarietà, antagonismo. Significa creare uno scenario che valorizzi al massimo il tifoso. L’idea era di fare di nuovo dello stadio un punto di aggregazione per il quartiere. A proposito di stadio, fino ad oggi la squadra si è dovuta spostare più di una volta per giocare le proprie partite interne. Dal Paganelli di Novoli, allo Stadio del Galluzzo, poi a San Donnino fino a trovare una sede stabile nell’attuale al Centro Sportivo di Tavarnuzze. Nei primi anni di vita qualche partita è stata giocata anche al campo delle Due Strade.

Che il Lebowski sia una squadra “differente” lo si capisce anche dalle piccole cose. Quando, come è accaduto in più di un’occasione, l’arbitro arriva alla panchina e chiede ai dirigenti di parlare con i tifosi per far smettere di accendere i fumogeni, pena la sospensione della partita, la risposta è sempre la stessa : “signor arbitro, per noi vale la pena di non giocare più se non possiamo farlo tra il fumo delle torce”.  La squadra sarà per sempre proprietà degli ultras e dei tifosi. Allora. Quando abbiamo fatto la curva ci pigliavano tutti per il culo. Poi cinque anni dopo abbiamo fatto la società. Per provare a fare calcio come lo farebbero gli ultras. Dicevano che non saremmo nemmeno riusciti a iscriverci. Poi che non avremmo finito l’anno. Poi che non saremmo stati capaci di ripartire l’anno dopo. Poi che saremmo rimasti per sempre in terza categoria. E una volta vinta la terza, che saremmo retrocessi immediatamente. E invece non solo ci siamo iscritti ogni anno, ma abbiamo vinto terza, seconda e coppa, senza mai fare niente che non volessimo fare…”. Intanto sono infiniti gli attestati di stima  dall’Italia e del resto del mondo e tante anche le realtà che si sono lasciate ispirare da questi ragazzi. Mentre vi scrivo, il Lebowski è primo nel girone C di Prima categoria a due giornate dalla fine e Il sogno sembra non aver fine.