mercoledì 24 luglio 2019

Estadio Vivaldo Lima di Manaus, storia e leggende

Ospitiamo oggi sulla nostra pagina un bellissimo articolo del nostro giornalista brasiliano Davide Tuniz e follone della pagina. Un articolo sinceramente da non perdere.
Estadio Vivaldo Lima di Manaus, storie e leggende
di Davide Tuniz
(giornalista freelance brasiliano)

Il 5 Aprile del 1970, nonostante il caldo opprimente che lasciava i suoi illustri ospiti più interessati ai ventilatori che cercavano di smuovere l’aria umida che a ciò che accadeva sul rettangolo di gioco, il governatore dello stato di Amazonas Danilo de Matos Areosa, in una camera di ospedale, non staccava l’orecchio dalla radio, maledicendo il clima tropicale che gli aveva portato una polmonite acuta, costringendolo a disertare l’inaugurazione del nuovo stadio di Manaus, un’opera dalla genesi molto complicata, iniziata addirittura 12 anni prima, ma che finalmente vedeva la luce, con i suoi 50.000 posti (poi ridotti a 31.000) e l’omaggio all’avvocato e medico Vivaldo Lima, uno dei pionieri della diffusione del calcio in Amazzonia. In tribuna, accanto al suo posto vuoto, nientemeno che il presidente della Fifa Sir Stanley Rous e quello della Federazione Brasiliana João Havelange, in quel momento sorridenti e prodighi di foto ed abbracci, ma in realtà già in guerra per le elezioni alla Fifa del 1974 che videro proprio il brasiliano Havelange sconfiggere l’ex arbitro Rous. Ma questa è un’altra storia. In quel pomeriggio del 1970 gli occhi dei 36.826 spettatori sono tutti per le star che si affrontano sul terreno di gioco: il Brasile futuro campione del mondo e la selezione dei migliori giocatori del campionato amazonense, all’epoca torneo di buon livello, prima di conoscere il declino degli anni ’80. Arbitro Arnaldo César Coelho, che dirigerà la finale di Spagna ’82. In campo quei fenomeni che incanteranno il mondo pochi mesi dopo in Messico, compreso Pelé. Finisce 4-1 per il Brasile, con gol di Carlos Alberto Torres, Mário Vieira, Rivelino e ovviamente di O Rey. La partita principale venne preceduta da un pre-gioco tra le selezioni B, vinto anche questo 4-1 dal Brasile, con tripletta di un allora poco conosciuto Dadà Maravilha, che con questa prestazione si guadagnò il passaggio alla nazionale A, con cui vinse i mondiali ’70 senza mai scendere in campo, per veto, si dice, dell’allora Presidente, il generale Médici. Maravilha, terzo marcatore di tutti i tempi del campionato brasiliano, dietro Romário e Pelé, tornò a Manaus a metà degli anni ’80 per giocare gli ultimi spiccioli di carriera col Nacional. Dopo quella pomposa inaugurazione, in realtà, ve ne furono diverse altre nel corso degli anni a venire a partire da quella che a tutti gli effetti rese lo stadio agibile, col completamento di tutte le opere che quel pomeriggio del 1970 erano ancora da finire: il nuovo governatore Andrade re-inaugurò lo stadio nel 1971, con illuminazione, parcheggi e un tabellone elettronico con un torneo vinto dall’Atlético Mineiro in finale contro il Fast Clube, uno dei club più tradizionali della città. E prima della terza re-inaugurazione del 1995, proprio il Fast, l’otto marzo del 1980, portò al Vivaldo Lima, subito ribattezzato dai manauara “Vivaldão”, 56.890 persone, il maggior pubblico registrato, per ammirare quella specie di Harlem Globetrotters del pallone che erano i New York Cosmos di Beckenbauer e Carlos Alberto Torres. La partita fu uno scialbo 0-0, nonostante la presenza di tante stelle. Ma i Cosmos non furono il primo club straniero a calpestare l’erba del Vivaldo Lima: nel 1971 il Porto, in tourneè in Sud-America, vi giocò due partite contro il Nacional ed il Fast, davanti a 39.000 persone. Nel 1995, invece, per la nuova riapertura, con opere di ammodernamento considerevoli e la semina di un nuovo prato, con la stessa erba usata al Rose Bowl di Pasadena durante i mondiali ’94, ecco nuovamente la Seleção chiamata a onorare il nuovo look dello stadio, con un’amichevole vinta 3-1 contro la Colombia. Curiosamente, ma in tipico stile brasiliano, il nuovo tabellone elettronico arrivato anch’esso dagli USA, funzionò solo quel giorno. Secondo diversi funzionari e giornalisti, in realtà le opere del 1995, mal eseguite e super fatturate, portarono una serie di problemi strutturali allo stadio, soprattutto infiltrazioni, che trasformavano gli spogliatoi, nei giorni di pioggia, in vere e proprie piscine. Le pessime condizioni della struttura, che si deteriorava a vista d’occhio, ed il declino del calcio locale, con i clubs in costante crisi finanziaria, non in grado di permettersi l’affitto del Vivaldo Lima, portarono alla decisione, triste ma obbligata, di abbatterlo per costruire uno stadio nuovo di zecca in occasione dei mondiali del 2014. “E’ stato triste per tutti vedere il nostro glorioso stadio venire abbattuto – dice Oriovaldo Malízia che è stato l’ultimo responsabile della struttura – ma se non fosse stato per l’opportunità dei mondiali, oggi Manaus avrebbe uno stadio ridotto ad un rottame”. Oggi la moderna Arena Amazonas rispende con la sua struttura avveniristica sul luogo dove si costruì il “Colosso do norte”, come venne chiamato il Vivaldo Lima dalla propaganda del regime negli anni ‘70, un luogo che, quando venne scelto alla fine degli anni ’50 come sede del nuovo stadio, venne giudicato “pericoloso” per la presenza di serpenti e giaguari – era allora periferia estrema della città – e “troppo lontano perché le persone si interessino ad andarci”, motivo per cui, dalla posa della prima pietra nel 1958, lo stadio rimase solo nei sogni del governatore Areosa e dell'architetto Severiano Mário Porto, per 12 lunghi anni per vivere poi una vita “corta ma intensa” come disse il decano dei giornalisti amazonensi Arnaldo Santos.

sabato 6 luglio 2019

Europa League 2020, i confronti greco-ciprioti


di Vincenzo Paliotto 
La sfida in Europa League tra Aris Salonicco ed AEL Limassol in programma per il terzo turno preliminare di Europa League richiama alla mente tutti i confronti europei tra squadre greche e cipriote.

Apoel Nicosia 1977/78
Sull’asse Grecia-Cipro. Gli intrecci politico-calcistici tra la Grecia e l’isola di Cipro sono ovviamente intensissimi. I ciprioti vivono da sempre un rapporto viscerale con il governo di Atene, ancor di più da quando l’isola è purtroppo divisa per l’insediamento dei turchi nella parte a nord della stessa, creando tensioni politiche e sociali ormai da diversi decenni. Oltretutto tra il 1967 ed il 1975 la migliore squadra del campionato cipriota andava addirittura a giocare nel massimo campionato greco, come una sorta di premio, ma più che altro un asservimento a quella che era la Grecia dei Colonnelli, quella del colpo di stato che si era registrato poco dopo la metà degli Anni Sessanta. Tuttavia, tra tutte le partecipanti, soltanto l’Apoel Nicosia in una occasione riuscì sul campo a raggiungere la salvezza nell’Alpha Ethniki, nella stagione del 1973, piazzandosi al 14° posto, aiutato peraltro in maniera palese nell’ultima di campionato da una vittoria in qualche modo compiacente contro l’AEK Atene. L’Olympiakos Nicosia, invece con tre partecipazioni, è la squadra che vi ha preso parte più volte.
 A livello di coppe europee pertanto i confronti greco-ciprioti assumono un connotato politico e sportivo importante e spesso dagli esiti non scontati. Nel 1965/66, infatti, l’Olympiakos Pireo faticò non poco per eliminare nel primo turno della Coppa delle Coppe l’Omonia Nicosia, vincendo di misura sull’isola e poi pareggiando in casa. A Nicosia il gol decisivo fu di Polichroniou.

’77 la prima volta dell’Apoel.Tuttavia, un primo successo da parte dei ciprioti non tardò ad arrivare e nella Coppa delle Coppe del 1976/77 al primo turno l’Apoel Nicosia registrò la clamorosa impresa, mandando anzitempo a casa l’Iraklis Salonicco del talentuoso Vassilis Hatzipanagis. Dopo lo 0-0 di Salonicco, i gialloblu di Nicosia vinsero in casa con doppietta di Marcou e fu ovviamente grande festa. In quella stessa stagione in Coppa dei Campioni, però, al primo turno un’altra squadra di Salonicco, il PAOK, estromise l’Omonia Nicosia, pareggiando 1-1 a Cipro e vincendo per 2-0 in casa. Tra i marcatori del PAOK figurava nell’occasione anche Giorgios Kudas, che il regime tentò di accasare all’Olympiakos Pireo. La rivolta dei tifosi del PAOk lo tenne ancorato per sempre a Salonicco.
 Nell’88/89 in Coppa delle Coppe, invece, per la prima volta il Panathinaikos affrontò una squadra cugina, avendo la meglio sulla stessa Omonia (le due squadre hanno del resto il logo sociale molto simile), vincendo tutti e due i confronti. A Nicosia sbloccò il punteggio Mavridis.
Il quasi miracolo di Gmoch. Il doppio confronto più bello si registrò in ogni caso nella Coppa dei Campioni del 1992/93, quella in cui al primo turno si affrontarono l’AEK Atene e l’Apoel Nicosia. Ad Atene la squadra di Dusan Bajevic passò in vantaggio al tramonto del primo tempo con Alexandris, ma al 72’ Hadjluokas per gli ospiti pareggiò tenendo in bilico la qualificazione. L’Apoel era guidato la polacco Jacek Gmoch, grande conoscitore del calcio ellenico. A Nicosia l’AEK sembrò imporre il suo maggior tasso tecnico, andando in vantaggio due volte con il serbo Sabanadzovic e quindi con Dimitriadis, quando si era arrivati già al 71’. Poi il grande orgoglio dell’Apoel fece il resto. Segnò il bomber Gogic e poi Fasouliotis a cinque dal termine firmò il pareggio, che serviva a poco ma che tenne sulle spine i ben più titolati greci.  Lo stesso AEK del resto risultò particolarmente indigesto ai ciprioti anche nella Coppa UEFA del 2002/2003, ancora con una qualificazione rocambolesca degli ellenici. Ad Atene i gialloneri vinsero di misura, ma poi a Cipro la spuntarono proprio nel recupero, con un gol al 93’ di Nikolaidis.

Il logo dell'Anorthosis Famagusta
 Le grandi imprese dell’Anorthosis. Tuttavia, nella Coppa UEFA del 1996/97 l’Apoel Nicosia riuscì a ripetere l’importante impresa ancora una volta ai danni dell’Iraklis Salonicco, questa volta affermandosi con due vittoria sia in Grecia che a Cipro. Nel 1998/99 altri due confronti arricchirono questa grande sfida calcistica. Infatti, in Coppa delle Coppe il Panionios eliminò con due successi l’Apollon Limassol, mentre in Coppa dei Campioni l’Olympiakos estromise dalla competizione, non senza affanni, l’Anorthosis Famagosta. Proprio questi ultimi, ad ogni modo, furono i grandi protagonisti addirittura nella stagione dei Champions League del 2008/2009. Già nel 2002/2003 i biancocelesti avevano eliminato i malcapitati dell’Iraklis in Coppa UEFA, con protagonista proprio il georgiano Ketsbaja. L’Anorthosis è la squadra più antica di Cipro, fondata nel 1911, ma dal tempo ormai dell’invasione turca di Cipro del Nord è costretta a giocare a Larnaca, dove ha uno stadio proprio. Questo non gli ha permesso di non realizzare grandi imprese, come quella del 2008/2009. Alla guida tecnica c’era già da qualche stagione il georgiano Timur Ketsbaja, che aveva già vestito al maglia dello stesso club. Arrivato dalla Dinamo Tblisi, il campionato cipriota fu il suo trampolino di lancio per andare a giocare proprio in Grecia nell’AEK Atene e quindi in Inghilterra. Ma poi ritornò a Famagosta per fare l’allenatore-giocatore. Ketsbaja allestì una vera multinazionale del calcio, con francesi, portoghesi, brasiliani, ciprioti, un iracheno, un albanese ed anche giocatori greci, tra cui spiccava il nome di Traianos Dellas, Campione d’Europa con la Grecia nel 2004. Nei preliminari quell’Anorthosis diede un brutto dispiacere all’Olympiakos (vincendo 3-0 in casa grazie ad un’autorete di Torosidis e gol francesi di Sosin e Laban) e si qualificò per la fase a gironi. L’Anorthosis fu grande protagonista e vinse nettamente anche contro il Panathinaikos in casa per 3-1. Poi proprio i verdi di Atene con un gol di Karagounis negarono a Ketsabja e compagni addirittura un clamoroso passaggio del turno.

Omonoia Nicosia
 In quella stessa stagione in Coppa UEFA l’Omonia Nicosia realizzò un’impresa analoga, prendendosi il lusso di eliminare l’AEK Atene.  In Grecia decise a sorpresa il portoghese Cafù. A Cipro l’albanese Klodian Duro portò due volte in vantaggio i biancoverdi e due volte vennero raggiunti da Blanco e Pavlis proprio in extremis. Ma ormai l’impresa cipriota era stata firmata.

 Una vittoria a testa invece conseguono nella fase a gruppi di Europa League nel 2015/2016 nel loro confronto incrociato l’Apoel Nicosia e l’Asteras Tripoli. I ciprioti in casa vincono 2-0 con gol dell’argentino Cavenaghi e del brasiliano Carlao, ma con identico punteggio vengono ripagati della loro visita in Grecia.


martedì 25 giugno 2019

Copa Libertadores 2019, Historial Emelec-Flamengo. La notte di Figueroa

Esultanza di Figueroa contro il Flamengo
Il suo passaggio da Genova, sponda rossoblù, era stato fin troppo fugace, come del resto altre esperienze nella sua carriera agonistica. Il sussulto più brillante del resto lo avevo avuto nel 2003, ergendosi a capocannoniere del Clausura argentino del 2003 con la maglia del Rosario Central e con 17 pesantissimi gol. Nell'ultima giornata il Rosario aveva buscato pesantemente in casa dal Boca Juniors, che volava verso al vittoria del campionato, mentre Figueroa d'altro canto riusciva ad essere il tiratore scelto del torneo. Tra il 2006 ed il 2008, comunque, il buon Figueroa aveva realizzato 3 gol con la maglia del Genoa, mentre aveva lasciato un segno quasi di striscio anche con il Birmingham City, il Villareal ed il Cruz Azul. Tuttavia, Lucho Figueroa, argentino di Rosario, visse successivamente agli exploits con la maglia del Central la sua gloria nella notte sempre caliente di Guayaquil, all’Estadio George Capwell, casa dell’Emelec, gli electricos per intenderci, la squadra della compagnia elettrica. Avversario eterno del Barcelona di Guayaquil e spesso alla ricerca , ma con poca fortuna della gloria internazionale.

Ronaldinho nella morsa di Guayaquil
 L’avversario per l’occasione era nientemeno che il Flamengo guidato da Ronaldinho, che dopo la gloria europea, cercava successi e consensi importanti anche in Sud America. Era la Copa Libertadores del 2012 ed il Flamengo si portò avanti quasi subito in quella partita con una incursione fortunata di Leo Moura al 7’, che trovò il fondo della rete, sfruttando anche una malaugurata deviazione di un difensore. Gol che sembrava spianare una serata piacevole e quantomeno in discesa per i brasiliani. Figueroa, tuttavia, con una giocata aerea degna di nota però impattò una prima volta, accendendo gli entusiasmi del Capwell. Un pareggio momentaneo in quanto Deivid, altro bomber brasiliano prestigioso, sull’altro fronte siglò il gol di un nuovo vantaggio, prima dello scadere del primo tempo. E questa volta le sorti della partita parevano incanalarsi ancora verso le fortune del Flamengo. Ma Figueroa andò ancora ad impattare e per giunta nuovamente con un pregevole colpo di testa. Ad ogni modo, gli ecuadoregni non si accontentarono nemmeno del pareggio e a pochi minuti dal termine Fernando Gaibor dagli undici metri regalò all’Emelec una vittoria di grande prestigio. Il Flamengo all’interno di quel girone aveva vinto la gara di andata di misura, con gol di Vagner Love. Ma anche quella vittoria servì a poco, come la stessa vittoria nell’ultima partita netta per 3-0 ai danni del Lanus. Con una grande prova esterna infatti l’Emelec andò a vincere per 3-2 in casa dell’Olimpia Asuncion e guadagnando il secondo posto, utile, insieme al Luns per approdare alla fase successiva. Ad Asuncion il gol decisivo portava la firma di Josè Luìs Quinonez addirittura al 94’. Fu quella una pagina epica per la storia gloriosa dell’Emelec.

sabato 18 maggio 2019

Copa Libertadores 2019, Historial Internacional PA-Nacional Montevideo

La vittoria del Nacional Montevideo del 1980
di Vincenzo Paliotto
 E’ praticamente un derby o qualcosa del genere la sfida che da tempo mette di fronte i brasiliani dell’Internacional Porto Alegre agli uruguagi del Nacional Montevideo. Del resto Porto Alegre è la capitale del Rio Grande do Sul, l’ultimo degli stati brasiliani del perimetro di confine meridionale, che condivide i propri confini proprio con l’Uruguay. Questa sfida assunse connotati ancora più marcati nel momento in cui nel 1980 le due formazioni approdarono entrambe in finale, sancendo poi a sua volta per forza di cose alleanze incrociate: quelli del Gremio avrebbero per sempre appoggiato il Nacional, mentre quelli dell’Inter trovarono giusto conforto negli eterni rivali del Penarol. La finale dell’80 fu traumatica per i rossi dell’Internacional, che per la prima volta erano arrivati così avanti. Falcao era già stato ceduto alla Roma, ma avrebbe giocato ugualmente le finali, mentre tra i pali rinunciavano al paraguayano Benitez per far posto a Gasperin. Impressionante risultò però la massa dei tifosi che il Nacional si portò dietro fino in Brasile nella finale di andata: arrivarono a Porto Alegre ben 20.000 uruguagi. La gara non si schiodò dallo 0-0. Rodolfo Rodriguez arginò i tentativi brasiliani. Juan Mujica, titolato nel ’71 con il Nacional, aveva allestito anche una squadra con tanta esperienza in campo e caldeggiato qualche ritorno eccellente come quello di Morales. Il 16 agosto del 1980 poi il Nacional completò l’opera sul terreno di casa, imponendosi con un solo e decisivo gol al 34’ di testa di Waldemar Victorino, che non lasciò scampo a Gasperin. Il Nacional vinse il suo secondo titolo, l’Internacional invece visse un dramma profonda per quella sconfitta e per la contemporanea dipartita verso l’Italia di Falcao.
Fernandao tra i protagonisti del 2006
 Soltanto nel 2006 l’Internacional riuscì a lavare l’onta di quella sconfitta in una edizione che peraltro risultò la prima ad essere vinta dall’undici di Porto Alegre. Le due squadre in tal proposito si affrontarono ben quattro volte. Nel girone di qualificazione l’Inter vinse nettamente per 3-0 e quindi pareggio a reti bianche a Montevideo. I brasiliani conquistarono il primo posto, ma anche il Nacional passò il turno. Infatti, le due squadre si fronteggiarono nuovamente negli ottavi. Questa volta l’Inter andò a vincere per 2-1 in rimonta ala Parque Central a Montevideo, nonostante il vantaggio iniziale griffato da Vanzini. I brasiliani impattarono con Jorge Wagner e quindi il colombiano Renteria siglò il punto del definitivo 1-2. Bastò poi un pareggio a Porto Alegre, nonostante l’estremo difensore brasiliano Clemer venisse comunque severamente impegnato.

 Ma quella sfida registrò comunque una appendice clamorosa, in quanto il Nacional nella stagione successiva ancora si manifestò come la bestia nera dell’Inter, infliggendo a quella squadra una nuova e cocente sconfitta. Nonostante l’Internacional si presentasse a quel doppio confronto con il biglietto da visita di essere sia campione della Copa Libertadores sia Campione del Mondo, dopo aver battuto addirittura il Barcellona. Ma a Montevideo di fronte ai tricolores guidati da un giovane Godin, l’Inter crollò malamente per 3-1 e nonostante la vittoria di misura casalinga il club Campione del Mondo in carica non ce la fece a qualificarsi.

giovedì 16 maggio 2019

Copa Libertadores 2019, Historial Cruzeiro-River Plate

Cruzeiro-River Plate 3-2 1976
 di Vincenzo Paliotto
 E’ lungo il periodo di attesa per una vendetta, in particolar modo per quelli del River Plate al cospetto degli odiati brasiliani del Cruzeiro. Fu infatti la squadra di Belo Horizonte nel 1976 a negare ancora una volta la vittoria finale nella Copa a quelli del River e fu quella una bruciante sconfitta vendicata da parte bonarense soltanto con 39 anni di ritardo. I millionarios avevano già perso una finale nel 1966 per mano del Penarol e a distanza di dieci anni ne persero un’altra al cospetto dei brasiliani, secondi nel loro campionato e che non avevano mai vinto il trofeo. Ma al meglio dei tre incontri il Cruzeiro l’avrebbe spuntata a Santiago del Cile, grazie soprattutto ai suoi funambolici calciatori di punizione. Nelinho, un difensore che segnava su calcio piazzato come un attaccante, decise tra gli altri la partita di andata con un netto 4-1, timbrando il gol in apertura, poi arrivò la burrascosa sconfitta per 2-1 al Monumental in una partita molto dura, in cui lasciarono anzitempo il terreno di gioco el mariscal Roberto Perfumo e Juan Lopez per il River Plate e Jairzinho per il Cruzeiro per reciproche scorrettezze. A queste assenze per i millionarios si aggiunse quella di Daniel Passarella, privando gli argentini per la bella degli elementi fondamentali del pacchetto arretrato. Oltretutto nella finale di andata a Belo Horizonte l’estremo difensore Ubaldo Matildo Fillol riportò un brutto infortunio, venendo rilevato in quella e nelle successive partite dal suo secondo Landaburu. Il Cruzeiro invece assorbì in maniera migliore l’assenza di Jairzinho (nonostante la potenza offensiva del campione del mondo del ’70) e passò a condurre di due gol a Santiago del Cile, grazie ad un penalty di Nelinho e ad un tiro fortissimo di Edu Amorim (una vita praticamente al Cruzeiro). Il River trovò una forza insperata di accorciare prima le distanze con Oscar pinino Mas e quindi di pareggiare con Urquiza. Un pareggio contestatissimo, in quanto quelli del River batterono una punizione quando a loro detta l’arbitro doveva ancora fischiare la ripresa del gioco. A due dal termine poi Joaozinho sfoderò un calcio di punizione bellissimo che condannò definitivamente il River Plate. Al termine del match i vari Leopoldo Luque, Alejandro Sabella, Beto Alonso, Reinaldo Merlo e gli altri si suonarono botte da orbi con i dirimpettai brasiliani. La chiamarono non a torto Guerra de Chile. Il Cruzeiro dedicò quella Copa a Roberto Batata, morto qualche mese prima in un incidente stradale, proprio di ritorno da una trasferta in Copa Libertadores a Lima.

 
Esultanza di Maidana
La rivincita degli argentini, dopo altre sconfitte patite nella Copa Mercosur e nella Taca Havelange, arrivò soltanto nel 2015 all’altezza dei quarti di finale. Eppure il Cruzeiro vinse la partita di andata con un gol di Marquinhos al Monumental e pure quella volta pareva che il River fosse destinato a soccombere di fronte a quelli di Belo Horizonte. La squadra di Gallego questa volta però compì il miracolo e passò in maniera eclatante nel ritorno in Brasile. Gol in apertura di Sanchez e poi gran raddoppio di testa di Maidana, fino ad un mortificante 0-3 con un golazo di Teofilo Gutierrez  in casa della raposa. La vendetta era compiuta ed il River andò a vincere anche la sua seconda Copa Libertadores.

martedì 14 maggio 2019

I cannonieri del Boca Juniors in Copa Libertadores

Roman Riquelme, 25 gol in Copa
di Vincenzo Paliotto
 In tutto il continente soltanto l’Independiente può contare un palmarès all’interno della Copa Libertadores migliore, poi il Boca Juniors è tra le regine da sempre incontrastate della manifestazione. Ben 6 sono i successi complessivi e quasi altrettante le finali perse, in ogni epoca o quasi della competizione stessa. La storia del Boca Juniors, del resto, all’interno della Copa Libertadores è intensa e lunghissima. Così come la storia dei suoi bomber a livello continentale. Il primatista di realizzazioni con la maglia degli zeneises nella storia della Copa, comunque, non appartiene nemmeno ad un attaccante, ma ad un giocatore di estrema universalità e soprattutto di classe cristallina unica. Juan Roman Riquelme era cresciuto nel vivaio dell’Argentinos Juniors, una specie di cantera sullo stile Ajax ma sul suolo argentino (Maradonaland per scippare una terminologia opportuna a Martin Mazur), ma ha debuttato da professionista con il Boca, portandolo prima e dopo a vincere 3 volte la Copa Libertadores. La sua permanenza boquense fu intervallata da stagioni in chiaroscuro al Barca e a qualche altra di magia al Villareal, ma era in Sudamerica che Riquelme riusciva ad esprimere al meglio il suo calcio ricamato, efficace, ma ricco di colpi di estro che mandava in frantumi anche le rudezze dei difensori brasiliani ed uruguagi. Prima di chiudere la carriera all’Argentinos Juniors proprio, salvandolo dalla retrocessione in una gara interna contro il Douglas Haig. Ben 25 sono state le sue prodezze in Copa Libertadores, alcune di una pregevolezza inarrivabile, come i calci piazzati distribuiti sul fondo della rete altrui, in qualche occasione anche in quella dell’odiato River Plate. Il primo gol lo realizzò il 9 maggio del 2000 nella gara interna degli ottavi di finale vinta contro gli ecuadoregni dell’El Nacional per 5-3. La sua prima vittima il malcapitato Oswaldo Ibarra.
 
Martin Palermo a quota 23
A due lunghezze lo segue Martin Palermo, uno che al Boca è considerato per forza di cose un idolo e non potrebbe essere diversamente, dopo una tripletta e non solo rifilata al River Plate. Sembrava un film che non doveva avere mai fine per i seguaci della Bombonera.  Pescato nell’Estudiantes nel 1997, sembrava uno così di passaggio dalla Bombonera, invece ci è tornato per due volte da idolo, in quanto anche lui ha avuto poco feeling con la Spagna. Qualche buona cosa al Villareal, prima di fallire con Betis ed Alaves. Anche lui ha segnato il suo primo gol in Copa nell’edizione del 2000, per giunta contro il River Plate alla Bombonera il 24 maggio. Il Boca vinse per 3-0 ai quarti e gli altri marcatori di giornata furono proprio Riquelme e Marcelo Delgado.
 Già Delgado, altro funambolico attaccante che Carlitos Bianchi fece arrivare nel 2000 dal Racing Club Avellaneda, dopo che lo stesso si era ben disimpegnato con il Rosario Central ed il Cruz Azul. Nella medesima stagione del resto esplose anche Guillermo Barros Schelotto, che segnò uno dei gol più importanti in quel lungo cammino. Infatti, il Boca esordì con una sconfitta penosa a Santa Cruz de la Sierra contro il Blooming e poi tra le mura amiche superò a fatica l’Universidad Catolica de Chile per 2-1, con gol proprio di Guillermo e l’altro di Barijho. Così cominciò la lunga strada verso la gloria eterna boquense. Era stato prelevato nel 1997 dal Gimnasia La Plata ed arrivò a giocare nel Boca fino a 300 partite e a diventarne poi allenatore tra il 2016 ed il 2018.

Carlitos Tevez appena arrivato a quota 18
 Tuttavia, li ha agguantati in graduatoria recentemente Carlitos Tevez, tornato da qualche mese a Baires. Segnò il suo primo gol in Copa nel torneo del 2002 nel confronto diretto contro l’Olimpia Asuncion in un doppio confronto non proprio fortunato. Il match terminò 1-1 e poi il Boca perse di misura in Paraguay. Carlitos nel frattempo avrà ancora tempo, Atletico Paranaense permettendo, di migliorare il suo score personale. 

domenica 5 maggio 2019

Copa Libertadores 2019, Historial Cruzeiro-Emelec

L'Emelec del 1995 che arrivò fino alle semifinali della
Copa Libertadores
di Vincenzo Paliotto
 Le residue chance di qualificazione al turno successivo l’Emelec se le gioca su un campo senza dubbio non facile: quello dei brasiliani del Cruzeiro a Belo Horizonte, dove peraltro gli ecuadoregni ci hanno già giocato una volta nella storia della competizione. Tuttavia, l’Emelec, squadra nata nel 1929 come emanazione della compagnia elettrica nazionale agli ordini dello statunitense George Capwell, prova a raggiungere un traguardo non facile. Gli electricos nel 1948 furono la prima squadra dell’Ecuador a giocare il Torneo de Campeones, che era la diretta progenitrice della Copa Libertadores, mentre nel 1995 raggiunse le semifinali della Copa, battuto soltanto dal Gremio di Felipao Scolari che poi vinse il torneo. Era l’Emelec del tecnico uruguagio Juan Silva, di Cevallos, Candelario ed Hurtado tra gli altri.

 
Geovanni del Cruzeiro che risolse la sfida
del 2001
Un precedente al cospetto del nobile Cruzeiro comunque esiste e nel 2001 le due squadre incrociarono le proprie ambizioni in un girone di qualificazione, che comprendeva anche lo Sporting Cristal e l’Olimpia Asuncion. la gara di andata a Belo Horizonte non fu particolarmente fortunata per l’Emelec, che perso per 2-0 nei confronti d quella squadra pure allenata da Scolari, che aveva vinto in precedenza la Copa Libertadores con Gremio e Palmeiras, ma che non ci sarebbe riuscito con il Cruzerio. Dopo un gol alquanto clamoroso sbagliato dagli ecuadoregni, il Cruzeiro andò due volte in gol con la giovane rivelazione Geovanni, autore di due gol di puro opportunismo. Quelle prodezze con la raposa lo avrebbero poi portato ben presto al Barcellona in Spagna, dove tuttavia non mantenne le promesse dell’inizio di carriera. Anzi girò un bel po' per il mondo, passando anche dal Manchester City, ma senza grossi exploit.  A Guayaquil nel campo infernale dell’Estadio George Capwell l’Emelec provò a vincere la partita, ma il successo tra le altre cose gli venne negato anche da un arbitraggio non troppo favorevole. Il pareggio bastò comunque all’Emelec, che pure passò il turno venendo però bastonato dal River Plate. I biancocelesti vinsero a Guayaquil 2-0, ma persero per ben 5-0 al Monumental a  Buenos Aires. Decisivo sarà anche il risultato tra Huracan e Deportivo Lara, mentre il Cruzeiro è già abbondantemente sicuro del 1° posto nel girone.