martedì 25 giugno 2019

Copa Libertadores 2019, Historial Emelec-Flamengo. La notte di Figueroa

Esultanza di Figueroa contro il Flamengo
Il suo passaggio da Genova, sponda rossoblù, era stato fin troppo fugace, come del resto altre esperienze nella sua carriera agonistica. Tra il 2006 ed il 2008 aveva realizzato 3 gol con la maglia del Genoa, mentre aveva lasciato un segno quasi di striscio anche con il Birmingham City, il Villareal ed il Cruz Azul. Tuttavia, Lucho Figueroa, argentino di Rosario, visse la sua nottata di gloria nella notte sempre caliente di Guayaquil, all’Estadio George Capwell, casa dell’Emelec, gli electricos per intenderci, la squadra della compagnia elettrica. Avversario eterno del Barcelona di Guayaquil e spesso alla ricerca , ma con poca fortuna della gloria internazionale.

Ronaldinho nella morsa di Guayaquil
 L’avversario per l’occasione era nientemeno che il Flamengo guidato da Ronaldinho, che dopo la gloria europea, cercava successi e consensi importanti anche in Sud America. Era la Copa Libertadores del 2012 ed il Flamengo si portò avanti quasi subito in quella partita con una incursione fortunata di Leo Moura al 7’, che trovò il fondo della rete, sfruttando anche una malaugurata deviazione di un difensore. Gol che sembrava spianare una serata piacevole e quantomeno in discesa per i brasiliani. Figueroa, tuttavia, con una giocata aerea degna di nota però impattò una prima volta, accendendo gli entusiasmi del Capwell. Un pareggio momentaneo in quanto Deivid, altro bomber brasiliano prestigioso, sull’altro fronte siglò il gol di un nuovo vantaggio, prima dello scadere del primo tempo. E questa volta le sorti della partita parevano incanalarsi ancora verso le fortune del Flamengo. Ma Figueroa andò ancora ad impattare e per giunta nuovamente con un pregevole colpo di testa. Ad ogni modo, gli ecuadoregni non si accontentarono nemmeno del pareggio e a pochi minuti dal termine Fernando Gaibor dagli undici metri regalò all’Emelec una vittoria di grande prestigio. Il Flamengo all’interno di quel girone aveva vinto la gara di andata di misura, con gol di Vagner Love. Ma anche quella vittoria servì a poco, come la stessa vittoria nell’ultima partita netta per 3-0 ai danni del Lanus. Con una grande prova esterna infatti l’Emelec andò a vincere per 3-2 in casa dell’Olimpia Asuncion e guadagnando il secondo posto, utile, insieme al Luns per approdare alla fase successiva. Ad Asuncion il gol decisivo portava la firma di Josè Luìs Quinonez addirittura al 94’. Fu quella una pagina epica per la storia gloriosa dell’Emelec.

sabato 18 maggio 2019

Copa Libertadores 2019, Historial Internacional PA-Nacional Montevideo

La vittoria del Nacional Montevideo del 1980
di Vincenzo Paliotto
 E’ praticamente un derby o qualcosa del genere la sfida che da tempo mette di fronte i brasiliani dell’Internacional Porto Alegre agli uruguagi del Nacional Montevideo. Del resto Porto Alegre è la capitale del Rio Grande do Sul, l’ultimo degli stati brasiliani del perimetro di confine meridionale, che condivide i propri confini proprio con l’Uruguay. Questa sfida assunse connotati ancora più marcati nel momento in cui nel 1980 le due formazioni approdarono entrambe in finale, sancendo poi a sua volta per forza di cose alleanze incrociate: quelli del Gremio avrebbero per sempre appoggiato il Nacional, mentre quelli dell’Inter trovarono giusto conforto negli eterni rivali del Penarol. La finale dell’80 fu traumatica per i rossi dell’Internacional, che per la prima volta erano arrivati così avanti. Falcao era già stato ceduto alla Roma, ma avrebbe giocato ugualmente le finali, mentre tra i pali rinunciavano al paraguayano Benitez per far posto a Gasperin. Impressionante risultò però la massa dei tifosi che il Nacional si portò dietro fino in Brasile nella finale di andata: arrivarono a Porto Alegre ben 20.000 uruguagi. La gara non si schiodò dallo 0-0. Rodolfo Rodriguez arginò i tentativi brasiliani. Juan Mujica, titolato nel ’71 con il Nacional, aveva allestito anche una squadra con tanta esperienza in campo e caldeggiato qualche ritorno eccellente come quello di Morales. Il 16 agosto del 1980 poi il Nacional completò l’opera sul terreno di casa, imponendosi con un solo e decisivo gol al 34’ di testa di Waldemar Victorino, che non lasciò scampo a Gasperin. Il Nacional vinse il suo secondo titolo, l’Internacional invece visse un dramma profonda per quella sconfitta e per la contemporanea dipartita verso l’Italia di Falcao.
Fernandao tra i protagonisti del 2006
 Soltanto nel 2006 l’Internacional riuscì a lavare l’onta di quella sconfitta in una edizione che peraltro risultò la prima ad essere vinta dall’undici di Porto Alegre. Le due squadre in tal proposito si affrontarono ben quattro volte. Nel girone di qualificazione l’Inter vinse nettamente per 3-0 e quindi pareggio a reti bianche a Montevideo. I brasiliani conquistarono il primo posto, ma anche il Nacional passò il turno. Infatti, le due squadre si fronteggiarono nuovamente negli ottavi. Questa volta l’Inter andò a vincere per 2-1 in rimonta ala Parque Central a Montevideo, nonostante il vantaggio iniziale griffato da Vanzini. I brasiliani impattarono con Jorge Wagner e quindi il colombiano Renteria siglò il punto del definitivo 1-2. Bastò poi un pareggio a Porto Alegre, nonostante l’estremo difensore brasiliano Clemer venisse comunque severamente impegnato.

 Ma quella sfida registrò comunque una appendice clamorosa, in quanto il Nacional nella stagione successiva ancora si manifestò come la bestia nera dell’Inter, infliggendo a quella squadra una nuova e cocente sconfitta. Nonostante l’Internacional si presentasse a quel doppio confronto con il biglietto da visita di essere sia campione della Copa Libertadores sia Campione del Mondo, dopo aver battuto addirittura il Barcellona. Ma a Montevideo di fronte ai tricolores guidati da un giovane Godin, l’Inter crollò malamente per 3-1 e nonostante la vittoria di misura casalinga il club Campione del Mondo in carica non ce la fece a qualificarsi.

giovedì 16 maggio 2019

Copa Libertadores 2019, Historial Cruzeiro-River Plate

Cruzeiro-River Plate 3-2 1976
 di Vincenzo Paliotto
 E’ lungo il periodo di attesa per una vendetta, in particolar modo per quelli del River Plate al cospetto degli odiati brasiliani del Cruzeiro. Fu infatti la squadra di Belo Horizonte nel 1976 a negare ancora una volta la vittoria finale nella Copa a quelli del River e fu quella una bruciante sconfitta vendicata da parte bonarense soltanto con 39 anni di ritardo. I millionarios avevano già perso una finale nel 1966 per mano del Penarol e a distanza di dieci anni ne persero un’altra al cospetto dei brasiliani, secondi nel loro campionato e che non avevano mai vinto il trofeo. Ma al meglio dei tre incontri il Cruzeiro l’avrebbe spuntata a Santiago del Cile, grazie soprattutto ai suoi funambolici calciatori di punizione. Nelinho, un difensore che segnava su calcio piazzato come un attaccante, decise tra gli altri la partita di andata con un netto 4-1, timbrando il gol in apertura, poi arrivò la burrascosa sconfitta per 2-1 al Monumental in una partita molto dura, in cui lasciarono anzitempo il terreno di gioco el mariscal Roberto Perfumo e Juan Lopez per il River Plate e Jairzinho per il Cruzeiro per reciproche scorrettezze. A queste assenze per i millionarios si aggiunse quella di Daniel Passarella, privando gli argentini per la bella degli elementi fondamentali del pacchetto arretrato. Oltretutto nella finale di andata a Belo Horizonte l’estremo difensore Ubaldo Matildo Fillol riportò un brutto infortunio, venendo rilevato in quella e nelle successive partite dal suo secondo Landaburu. Il Cruzeiro invece assorbì in maniera migliore l’assenza di Jairzinho (nonostante la potenza offensiva del campione del mondo del ’70) e passò a condurre di due gol a Santiago del Cile, grazie ad un penalty di Nelinho e ad un tiro fortissimo di Edu Amorim (una vita praticamente al Cruzeiro). Il River trovò una forza insperata di accorciare prima le distanze con Oscar pinino Mas e quindi di pareggiare con Urquiza. Un pareggio contestatissimo, in quanto quelli del River batterono una punizione quando a loro detta l’arbitro doveva ancora fischiare la ripresa del gioco. A due dal termine poi Joaozinho sfoderò un calcio di punizione bellissimo che condannò definitivamente il River Plate. Al termine del match i vari Leopoldo Luque, Alejandro Sabella, Beto Alonso, Reinaldo Merlo e gli altri si suonarono botte da orbi con i dirimpettai brasiliani. La chiamarono non a torto Guerra de Chile. Il Cruzeiro dedicò quella Copa a Roberto Batata, morto qualche mese prima in un incidente stradale, proprio di ritorno da una trasferta in Copa Libertadores a Lima.

 
Esultanza di Maidana
La rivincita degli argentini, dopo altre sconfitte patite nella Copa Mercosur e nella Taca Havelange, arrivò soltanto nel 2015 all’altezza dei quarti di finale. Eppure il Cruzeiro vinse la partita di andata con un gol di Marquinhos al Monumental e pure quella volta pareva che il River fosse destinato a soccombere di fronte a quelli di Belo Horizonte. La squadra di Gallego questa volta però compì il miracolo e passò in maniera eclatante nel ritorno in Brasile. Gol in apertura di Sanchez e poi gran raddoppio di testa di Maidana, fino ad un mortificante 0-3 con un golazo di Teofilo Gutierrez  in casa della raposa. La vendetta era compiuta ed il River andò a vincere anche la sua seconda Copa Libertadores.

martedì 14 maggio 2019

I cannonieri del Boca Juniors in Copa Libertadores

Roman Riquelme, 25 gol in Copa
di Vincenzo Paliotto
 In tutto il continente soltanto l’Independiente può contare un palmarès all’interno della Copa Libertadores migliore, poi il Boca Juniors è tra le regine da sempre incontrastate della manifestazione. Ben 6 sono i successi complessivi e quasi altrettante le finali perse, in ogni epoca o quasi della competizione stessa. La storia del Boca Juniors, del resto, all’interno della Copa Libertadores è intensa e lunghissima. Così come la storia dei suoi bomber a livello continentale. Il primatista di realizzazioni con la maglia degli zeneises nella storia della Copa, comunque, non appartiene nemmeno ad un attaccante, ma ad un giocatore di estrema universalità e soprattutto di classe cristallina unica. Juan Roman Riquelme era cresciuto nel vivaio dell’Argentinos Juniors, una specie di cantera sullo stile Ajax ma sul suolo argentino (Maradonaland per scippare una terminologia opportuna a Martin Mazur), ma ha debuttato da professionista con il Boca, portandolo prima e dopo a vincere 3 volte la Copa Libertadores. La sua permanenza boquense fu intervallata da stagioni in chiaroscuro al Barca e a qualche altra di magia al Villareal, ma era in Sudamerica che Riquelme riusciva ad esprimere al meglio il suo calcio ricamato, efficace, ma ricco di colpi di estro che mandava in frantumi anche le rudezze dei difensori brasiliani ed uruguagi. Prima di chiudere la carriera all’Argentinos Juniors proprio, salvandolo dalla retrocessione in una gara interna contro il Douglas Haig. Ben 25 sono state le sue prodezze in Copa Libertadores, alcune di una pregevolezza inarrivabile, come i calci piazzati distribuiti sul fondo della rete altrui, in qualche occasione anche in quella dell’odiato River Plate. Il primo gol lo realizzò il 9 maggio del 2000 nella gara interna degli ottavi di finale vinta contro gli ecuadoregni dell’El Nacional per 5-3. La sua prima vittima il malcapitato Oswaldo Ibarra.
 
Martin Palermo a quota 23
A due lunghezze lo segue Martin Palermo, uno che al Boca è considerato per forza di cose un idolo e non potrebbe essere diversamente, dopo una tripletta e non solo rifilata al River Plate. Sembrava un film che non doveva avere mai fine per i seguaci della Bombonera.  Pescato nell’Estudiantes nel 1997, sembrava uno così di passaggio dalla Bombonera, invece ci è tornato per due volte da idolo, in quanto anche lui ha avuto poco feeling con la Spagna. Qualche buona cosa al Villareal, prima di fallire con Betis ed Alaves. Anche lui ha segnato il suo primo gol in Copa nell’edizione del 2000, per giunta contro il River Plate alla Bombonera il 24 maggio. Il Boca vinse per 3-0 ai quarti e gli altri marcatori di giornata furono proprio Riquelme e Marcelo Delgado.
 Già Delgado, altro funambolico attaccante che Carlitos Bianchi fece arrivare nel 2000 dal Racing Club Avellaneda, dopo che lo stesso si era ben disimpegnato con il Rosario Central ed il Cruz Azul. Nella medesima stagione del resto esplose anche Guillermo Barros Schelotto, che segnò uno dei gol più importanti in quel lungo cammino. Infatti, il Boca esordì con una sconfitta penosa a Santa Cruz de la Sierra contro il Blooming e poi tra le mura amiche superò a fatica l’Universidad Catolica de Chile per 2-1, con gol proprio di Guillermo e l’altro di Barijho. Così cominciò la lunga strada verso la gloria eterna boquense. Era stato prelevato nel 1997 dal Gimnasia La Plata ed arrivò a giocare nel Boca fino a 300 partite e a diventarne poi allenatore tra il 2016 ed il 2018.

Carlitos Tevez appena arrivato a quota 18
 Tuttavia, li ha agguantati in graduatoria recentemente Carlitos Tevez, tornato da qualche mese a Baires. Segnò il suo primo gol in Copa nel torneo del 2002 nel confronto diretto contro l’Olimpia Asuncion in un doppio confronto non proprio fortunato. Il match terminò 1-1 e poi il Boca perse di misura in Paraguay. Carlitos nel frattempo avrà ancora tempo, Atletico Paranaense permettendo, di migliorare il suo score personale. 

domenica 5 maggio 2019

Copa Libertadores 2019, Historial Cruzeiro-Emelec

L'Emelec del 1995 che arrivò fino alle semifinali della
Copa Libertadores
di Vincenzo Paliotto
 Le residue chance di qualificazione al turno successivo l’Emelec se le gioca su un campo senza dubbio non facile: quello dei brasiliani del Cruzeiro a Belo Horizonte, dove peraltro gli ecuadoregni ci hanno già giocato una volta nella storia della competizione. Tuttavia, l’Emelec, squadra nata nel 1929 come emanazione della compagnia elettrica nazionale agli ordini dello statunitense George Capwell, prova a raggiungere un traguardo non facile. Gli electricos nel 1948 furono la prima squadra dell’Ecuador a giocare il Torneo de Campeones, che era la diretta progenitrice della Copa Libertadores, mentre nel 1995 raggiunse le semifinali della Copa, battuto soltanto dal Gremio di Felipao Scolari che poi vinse il torneo. Era l’Emelec del tecnico uruguagio Juan Silva, di Cevallos, Candelario ed Hurtado tra gli altri.

 
Geovanni del Cruzeiro che risolse la sfida
del 2001
Un precedente al cospetto del nobile Cruzeiro comunque esiste e nel 2001 le due squadre incrociarono le proprie ambizioni in un girone di qualificazione, che comprendeva anche lo Sporting Cristal e l’Olimpia Asuncion. la gara di andata a Belo Horizonte non fu particolarmente fortunata per l’Emelec, che perso per 2-0 nei confronti d quella squadra pure allenata da Scolari, che aveva vinto in precedenza la Copa Libertadores con Gremio e Palmeiras, ma che non ci sarebbe riuscito con il Cruzerio. Dopo un gol alquanto clamoroso sbagliato dagli ecuadoregni, il Cruzeiro andò due volte in gol con la giovane rivelazione Geovanni, autore di due gol di puro opportunismo. Quelle prodezze con la raposa lo avrebbero poi portato ben presto al Barcellona in Spagna, dove tuttavia non mantenne le promesse dell’inizio di carriera. Anzi girò un bel po' per il mondo, passando anche dal Manchester City, ma senza grossi exploit.  A Guayaquil nel campo infernale dell’Estadio George Capwell l’Emelec provò a vincere la partita, ma il successo tra le altre cose gli venne negato anche da un arbitraggio non troppo favorevole. Il pareggio bastò comunque all’Emelec, che pure passò il turno venendo però bastonato dal River Plate. I biancocelesti vinsero a Guayaquil 2-0, ma persero per ben 5-0 al Monumental a  Buenos Aires. Decisivo sarà anche il risultato tra Huracan e Deportivo Lara, mentre il Cruzeiro è già abbondantemente sicuro del 1° posto nel girone.

mercoledì 1 maggio 2019

Oltre Maradona, i n. 10 del Napoli

Luis de Menezes Vinicio
di Vincenzo Paliotto
 Attila Sallustro. Quando arrivò in Italia la numerazione sulle maglie dei calciatori ancora non era stata introdotta, ma Attila Sallustro fu idealmente il primo n. 10 del Napoli. Attaccante funambolico e prolifico, accese le fantasie dei tifosi napoletani. Dal 1926 al 1937 realizzò ben 106 reti con la maglia azzurra in 208 incontri. Paraguayano di Asunciòn, fu il primo divo calcistico di Napoli. La città gli concesse tutto. La sua parabola calcistica si eclissò con l’incontro di Lucy D’Albert, una ballerina bellissima che pare lo distraesse troppo dal rettangolo di gioco.
Luìs de Menezes Vinicio. Ci mise appena 40’’ per farsi amare ed apprezzare dai tifosi napoletani. Tanti ne occorsero al suo esordio contro il Torino del 18 settembre del ’55 per segnare il suo primo gol. Dal 1955 al 1960 realizzò 69 reti in 152 partite con la maglia del Napoli. Per la sua grinta fu soprannominato “’o lione”. Poi emigrò al Bologna, ma in due occasioni ritornò a Napoli nelle vesti di allenatore. E non passò inosservato.
Amedeo Amadei. Aveva già speso gran parte della sua folgorante carriera tra l’Inter e soprattutto la Roma, la squadra del suo cuore. Del resto Amadei era di Frascati (detto il “fornaretto”), ma nel Napoli concluse una carriera straordinaria non sentendosi mai appagato. Il suo bottino azzurro fu di 171 presenze e 47 gol dal 1950 al 1955.
Enrique Omar Sivori. Sivori fu il più diretto e naturale predecessore di Maradona. Arrivò al Napoli dopo le diatribe juventine del ’65. Agnelli se ne privò a malincuore ed una folla di tifosi lo accolse a Capodichino. Fu il primo vero idolo genio e sregolatezza del calcio italiano. Per lui 76 presenze e 16 gol nel Napoli, chiudendo con una squalifica la sua prolifica carriera italiana. “Vide Omar quant’ è bell”, così piaceva dire ai tifosi azzurri.
Josè Altafini. Centravanti del Napoli dal ’65 al ’72, siglò alle falde del Vesuvio ben 97 gol, diventando un idolo del San Paolo. Dopo la partenza di Sivori, gli fu consegnata la maglia numero 10, che uno come lui onorava ampiamente. Dopo i trionfi al Milan, a Napoli vinse solo una Coppa delle Alpi. Protagonista di uno scandalo rosa per aver portato via al compagno di squadra Paolo Barison la moglie Annamaria Galli, che andò a vivere con lui sposandolo nel ’73.
Salvatore Esposito. Salvatore “Ciccio”Esposito da Torre Annunziata fu un numero 10 atipico, per intenderci non dottissimo tecnicamente e di grande fantasia. Tuttavia, dopo aver vinto uno Scudetto a Firenze nel ’69, divenne un punto inamovibile del Napoli dal ’72 al ’77 con 128 presenze e 6 gol. Vinse la Coppa Italia del ’76, il Torneo Anglo Italiano nello stesso anno e venne anche convocato in Nazionale Italiana.
Josè Guimaraes Dirceu. La sua permanenza a Fuorigrotta durò il breve arco di una stagione (83/84). Del resto dovette lasciare il posto ad un certo Maradona, ma quei mesi gli furono sufficienti per entrare nel cuore dei tifosi azzurri. Fu del resto l’uomo-guida di una sofferta salvezza del Napoli con 30 presenze e 5 reti. Ferlaino lo prelevò dal Verona, i cui tifosi gli dedicarono uno striscione poco piacevole: “Adesso sei uno straniero, vai a giocare nel continente nero”. Manca a tutti Josè, scomparso prematuramente in un incidente stradale nel ’95.
Gianfranco Zola.Gianfranco ConZolaci tu” scrissero un giorno al San Paolo i tifosi azzurri. Maradona era da poco partito e le speranze azzurre venivano legittimamente riposte in questo piccolo n. 10 sardo, capace però di cose strabilianti. Nativo di Oliena, nel nuorese, arrivò a Napoli dalla Torres. Giocò anche con Maradona, riuscendone persino ad emularne qualche numero di prestigio. 136 presenze e 36 gol complessivi in azzurro. Uno Scudetto ed una Supercoppa Italiana vinte.
Mariano Bogliacino. Il centrocampista uruguagio passa alla storia del club partenopeo per essere stato l’ultimo ad indossare la maglia numero 10 del Napoli, ritirata nel 2000 in onore di Maradona. Accadde al San Paolo il 18 maggio del 2006 nella finale di Supercoppa di Serie C1 contro lo Spezia. Bogliacino siglò anche un gol non sufficiente però per far aggiudicare il trofeo alla sua squadra.

Marek Hamsik. Il numero 10 sulle sue spalle non lo ha mai avuto, ma concettualmente è come se lo fosse stato nel Napoli degli ultimi anni. Talento e fantasia, conditi da numeri da fuoriclasse, hanno fatto di Marekiaro la vera stella della squadra con tutte le caratteristiche per avere il numero che ogni giocatore considera magico. Arrivato nel 2007, ha giocato 408 partite con 100 gol all’attivo. Ha vinto due volte la Coppa Italia (nel 2012 e 2014) e la Supercoppa Italiana (nel 2014).

martedì 23 aprile 2019

Copa Libertadores 2019, Gli artilheiros brasiliani nella Copa

Luizao con la maglia del Vasco nel 1998
di Vincenzo Paliotto
 Con la tripletta rifilata all’Huracan nell’ultimo turno della Copa il brasiliano Fred, con vasta esperienza alle spalle anche nel Vecchio Continente, si è assestato tra i primi migliori 10 marcatori brasiliani nella storia del trofeo. Ex dell’Olympique Lyon e con 38 presenze e 18 reti nella Selecao, l’attaccante del Cruzeiro ha raggiunto quota 17 reti, appaiandosi addirittura al 9° posto assoluto al grande Pelè. Fred ha debuttato nell’America di Minas Gerais e poi ha giocato in un primo momento già con il Cruzeiro, prima di partire per la Francia. Poi al ritorno in patria si è messo al servizio del Fluminense e dell’Atletico Mineiro. E’ stato anche 3 volte capocannoniere brasiliano ed in Copa Libertadores la maggior parte dei gol nella Copa li aveva segnati con la Flu. Tuttavia, Fred ha raggiunto Pelè, ma non è mai riuscito a vincere un’edizione della Libertadores de America.
Fred con la maglia del Cruzeiro
 A comandare la graduatoria assoluta è ad ogni modo Luizao con ben 29 centri e vincitore della Copa Libertadores con il Vasco nel 1998 e con il Sao Paulo nel 2005. Fu capocannoniere della Copa nel 2000 anche con la maglia del Corinthians, ma nonostante tutto in quella stagione non vinse il torneo. Lo segue con 25 gol Palinha che vinse la Libertadores nel 1976 con il Cruzeiro e con quella maglia mise a segno le sue prodezze continentali. Molto abile anche nei calci piazzati. Sul podio si piazza anche Celio Taveira con 22 reti, che però si mise in evidenza nella Copa con il Nacional Montevideo, che lo prelevò dal Vasco da Gama. Precede di un gol il grande Jairzinho, che ne ha segnati 5 con la maglia del Botafogo, 13 con quella del Cruzeiro con cui fu campione nel 1976 e 3 per lo Jorge Wilsetrmann, che lo assoldò per l’edizione del 1981.

 Quinto con 19 gol è Guilherme, idolo dell’Atletico Mineiro, con gol al servizio anche di Gremio, Vasco e Cruzeiro. Precede di una sola rete Tita, che vinse la Copa con due club diversi: il Flamengo nel 1981 ed il Gremio nel 1983 e poi si mise al servizio del Vasco. Al pari anche di Marcelinho Carioca, anche per lui 18 reti, di cui 11 con il Corinthians e 7 proprio con il Flamengo. L’ottavo posto è occupato da Ricardo Oliveira, idolo del Santos dei tempi più moderni.