venerdì 13 marzo 2015

Il campionato più bello del mondo: Verona-Napoli


Josè Guimarães Dirceu
di Vincenzo Paliotto

In Italia è molto sentita, comunque, in tutti gli ambiti sociali e non la dura contrapposizione  tra il Nord ed il Sud del paese, che nel calcio inevitabilmente sfocia in un vero e proprio razzismo da stadio. Per i settentrionali quelli del Sud sono i “terroni” per le loro origini economicamente più povere ed un tenore di vita più precario, mentre i meridionali etichettano quelli del Nord come “polentoni” per il loro clima freddo e nebbioso, ma anche per la freddezza del loro stesso carattere. Tuttavia, ha sempre prevalso in ogni caso una maggiore discriminazione da parte delle tifoserie del Nord verso quelle meridionali. Nel panorama calcistico la sfida che meglio rappresenta nella realtà l’odio tra il Nord ed il Sud è senza dubbio Napoli-Verona. I partenopei, del resto, sono in un certo senso l’emblema del Meridione e simbolo di una città per molti versi fuori dalla regole per l’indole dei suoi abitanti e dei suoi costumi. Verona, invece, si erge, anche per la scelta di certi suoi politici, come città avamposto del razzismo.

 
Le due tifoserie cominciarono ad essere rivali a partire dalla finale di Coppa Italia che si giocò a Roma nel ’76 e vinta largamente dal Napoli per 4-0. Già nell’occasione non mancarono contatti tra il foltissimo numero di napoletani ed i coriacei scaligeri, che si identificavano come una delle tifoserie al tempo più evolute in Italia. Infatti, il fenomeno ultras era approdato a Verona in maniera precoce ed anche all’avanguardia rispetto alle altre piazze italiane. Nel 1971, infatti, erano sorte le Brigate Gialloblu, che si appropriarono di un marchio british già dai primi anni della loro esistenza. Gli scaligeri avevano tratto uno spunto importante in occasione di una trasferta a Londra a Stamford Bridge contro il Chelsea nel quadro del Torneo Anglo-Italiano. La visita londinese gli aveva consentito di ammirare da vicino la grande scuola del tifo d’Oltremanica. Tuttavia, anche in occasione dell’incontro dell’Olimpico la rivalità era rimasta in qualche modo contenuta. Lo sfondo razzista non era ancora emerso nelle file della tifoseria scaligera. La rivalità tra le tifoserie scaligere e partenopee, comunque, si acuì negli Anni Ottanta, soprattutto nel corso delle trasferte dei partenopei al Bentegodi. La strada che conduceva dalla stazione ferroviaria allo stadio veronese (proprio nei pressi del Bar Bentegodi) era teatro di duri scontri corpo a corpo tra le opposte fazioni. In molti casi i gialloblu erano spalleggiati anche dai laziali e dai triestini, tifoserie politicamente a loro vicine. Nell’83/84 la Curva Sud veronese espose il primo striscione anti-napoletano dopo il passaggio del brasiliano Dirceu dall’Hellas al Napoli: “Ora non sei più straniero, Napoli ti ha accolto nel continente nero”. Ma la scritta offensiva passò quasi in secondo piano. Gli attriti si acuirono pesantemente nella stagione successiva con il Napoli seguito a Verona da ben 15.000 tifosi, occasioni in cui non mancarono gli insulti facendo riferimento al terremoto e al Vesuvio. Tuttavia, un gruppo di tifosi napoletani invase il terreno di gioco del Bentegodi il 10 settembre del 1989, andando a sfidare sotto la loro curva i tifosi di casa. Una partita decisa in favore del Napoli dai gol di Massimo Mauro (proprio colui che attraverso Sky è in aperta polemica con Benitez ed il Napoli) e Careca su rigore, a cui replicò soltanto l’uruguagio Gutierrez. Una partita che spedì il Napoli in vetta alla classifica ed il Verona invece in basso alla graduatoria. Del resto i partenopei nell’occasione dovettero rinunciare a Maradona, rientrato da poco a Napoli da uno dei suoi lunghi soggiorni sudamericani, al culmine di un’estate in cui Dieguito aveva rischiato seriamente di lasciare l’Italia. Ma quel Napoli operaio di Bigon seppe tenere alto il rendimento, attendendo il rientro definitivo del suo campione. Alemao e Careca furono gli alfieri di un Napoli che viaggiava verso il suo secondo titolo nazionale.

 Gli stessi napoletani negli Anni Ottanta esposero al Bentegodi uno striscione che fece il giro del mondo: “Giulietta è ‘na zoccola e Romeo è cornuto”, in risposta ad uno tirato fuori dagli scaligeri: “Vesuvio facci sognare”, con chiaro riferimento ad un’eruzione da parte del vulcano. Oltretutto gli scaligeri hanno accolto i napoletani sempre con striscioni offensivi e razzisti. In tal proposito il compianto Massimo Troisi, dopo la vittoria del primo Scudetto del Napoli, stigmatizzò: “Meglio essere campioni del Nord Africa che fare striscioni da Sud Africa”. Gli sfottò come dire fanno parte del calcio, il razzismo ci auguriamo un po’ meno.

 

Nessun commento:

Posta un commento