martedì 12 giugno 2012

Viaggio tra le imbattute d’Italia e non solo. 3° puntata: Juventus, Spezia, Comense e Livorno


Lo Spezia il giorno della promozione in C1
Il 14 maggio 2000 mentre la Juventus sta affogando a Perugia, a La Spezia il match per tra la compagine di casa e la Rondinella Impruneta finisce a reti inviolate. Scorrendo gli altri risultati della 34° giornata di C2/A potrebbe essere più stimolante il match di calcio-tennis Castelnuovo Garfagnana-Mantova, terminato 6-4 per i padroni di casa, e invece quello 0-0 in terra ligure è di gran lunga più importante perché consacra i bianchi spezzini quale prima squadra dall’avvento dei tre punti capace di terminare imbattuta un campionato italiano non dilettantistico. Guidata da Andrea Mandorlini, libero dell’Inter dei record del 1988/89, lo Spezia chiude con 21 vittorie, 13 pareggi, 52 gol fatti e 17 subiti e l’immancabile promozione diretta in C1. Questo record di imbattibilità diventa per i liguri un vanto calcistico, inferiore per importanza solo alla vittoria nel campionato di guerra del 1944, anno in cui anche quello che sarebbe diventato il Grande Torino si inchinò ai Vigili del Fuoco Spezia.

E se credete che sia cosa da poco chiudere imbattuti un campionato minore, dovete sapere che in più di ottanta anni nessuna squadra ha mai chiuso un campionato cadetto senza sconfitte e che solo la Comense nel 1929/30 e il Livorno nel 1983/84 hanno anticipato quanto fatto dallo Spezia: per i lombardi primo posto nel girone C e poi nel girone finale A di Prima Divisione per un totale di 22 vittorie e 10 pareggi; per i toscani trionfo nel girone A di C2 con 18 vittorie e 14 pareggi, 35 gol fatti e solo 7 subiti, anche questo un record.
Dopo questo salto in periferia il racconto delle imbattute d’Italia si conclude con l’impresa più recente, quella della Juventus di Antonio Conte. Come per il Milan 1991/92, anche per i bianconeri “senza sconfitte” fa rima con “senza coppe europee” e non può essere un caso. Da quando il regolamento UEFA permette anche a chi è arrivato l’anno prima quarto a 16 punti dalla vetta di partecipare e vincere la Champions e incassare tanti diné, il campionato è meno importante.
Fatalmente, qualche turno di coppa in meno aiuta la concentrazione e la forma fisica in campionato. Perché al di là delle qualità dei singoli e della forza del gruppo, sono concentrazione e forma fisica le armi vincenti della Juventus 2011/12 e i tanti scontri diretti con le altre big rimessi in piedi o vinti nell’ultima mezzora lo dimostrano. La stessa partita di San Siro col Milan, al di là della cecità di Tagliavento, è stata ripresa per i capelli solo nel finale. Certo 14 pareggi nelle prime 28 partite potevano esser un pesante fardello nel regno dei tre punti, ma i trentuno punti fatti nelle ultime 11 giornate hanno riportato lo scudetto a Torino sei anni dopo l’inutile festa del 2006.
Unico neo per i bianconeri l’aver giocato l’ultimo match della stagione, la finale di Coppa Italia contro il Napoli, senza quella dovuta concentrazione e senza capire che vincere o giocarsi ai rigori quella partita avrebbe significato chiudere l’intera stagione imbattuti, impresa che nessuna squadra è ancora riuscita a portare a termine da quando esiste la serie A. Cavani e Hamšik hanno bloccato la Juventus all’ultimo ostacolo come fecero i rossoblù Gren, Frizzi e Carapellese con i viola nell’ultimo quarto d’ora della stagione in un Genoa-Fiorentina di 56 anni fa.

Federico Greco da calcioromantico.wordpress.com

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