giovedì 5 aprile 2012

Il Derby di Avellaneda

di Vincenzo Paliotto (tratto da Fan’s Magazine n. 256)

 Al pari di quello europeo anche il calcio sudamericano può vantare derby e rivalità di assoluto livello, sia sul piano dell’intensità agonistica che su quello del retaggio storico. In Argentina d’altra parte spesso si punta l’attenzione sul maggior derby del paese e della regione bonarense tra il Boca Juniors ed il River Plate, ma il SuperClàsico non è l’unica rivalità di un certo livello nel calcio del paese. Anche ad Avellaneda, sobborgo della capitale argentina, si gioca da oltre un secolo un derby intensissimo tra il Racing e l’Independiente. I biancocelesti del Racing furono fondati nel 1903 ed hanno ereditato la loro denominazione sociale dal Racing Parigi. Uno dei suoi soci fondatori, German Vaidaillac, di chiari origini francesi ne caldeggiò il nome, che in verità piacque molto. Il Racing sorse, comunque, dalla fusione di due piccole squadrette della zona, il Barracas al Sur ed il Colorados al Sur. L’Independiente nacque invece nel 1905, per iniziativa di un gruppo di commercianti della Ciudad de Londres, che si sentirono esclusi dalla rappresentativa di categoria e pertanto fondarono l’Independientes, la “s” fu poi soppressa in un secondo momento. I suoi colori originari erano il bianco ed il blu, che diventarono bianco e rossi dopo che i soci del club avevano visto giocare il Nottingham Forest in tourneè in Argentina.


 Il Derby di Avellaneda è molto sentito dalle opposte tifoserie. Le due squadre in competizioni varie si sono affrontate 203 volte, con 88 successi dell’Independiente, 63 pareggi e 52 successi del Racing. Anche il palmarès dei rossi è più fornito con 14 titoli nazionali, 2 Amateur League, ben 7 Copa Libertadores, 2 Coppe Intercontinentali ed 1 Copa Sudamericana, più altre competizioni di discreta importanza. Il Racing, invece, ha vinto 7 volte il titolo nazionale, in 9 occasioni l’Amateur League, 1 Copa Libertadores ed 1 Copa Intercontinentale. Fu la prima squadra argentina pertanto a vincere il titolo di Campione del Sudamerica. Ad ogni modo, la ricchezza della bacheca dei trofei non stabilisce anche il maggior seguito di tifosi. Il Racing, infatti, ad Avellaneda è una fede autentica, nonostante da qualche decennio la squadra biancoceleste sia caduta in disgrazia. Il Racing è conosciuto anche come l’Academia, per la sua storica spettacolarità del proprio gioco. Il club biancoceleste è per numero di tifosi la terza squadra più amata d’Argentina, alle spalle del Boca e del River. Anche se è costretto a sopravvivere tra sofferenze e sfortune ormai da circa quarant’anni. Dal giorno in cui dice qualcuno che la squadra vinse la Coppa Intercontinentale a Montevideo nella gara di spareggio contro il Celtic, grazie ad un gol del “chango” Cardenas. I tifosi dell’Independiente, infatti, quel giorno lanciarono una maledizione contro lo stadio del Racing, quando sette gatti neri sarebbero stati sotterrati proprio sotto una delle porte dello stadio. Da allora il Racing ha vissuto sfortune incredibili, compresa la prima retrocessione in cadetteria arrivata nel 1980. Nel dicembre del 2001, oltretutto, il Racing avrebbe potuto vincere il campionato dopo l’ultimo vinto nel ’66. Ma in quel periodo l’Argentina visse la sua peggior crisi politica ed economica della sua storia ed il campionato fu sospeso e rimandato ed il Racing con il suo scudetto passarono assolutamente in secondo piano.

 Il Derby di Avellaneda, comunque, da sempre registra intemperanze sugli spalti, ma anche tra gli stessi protagonisti in campo. Il 26 novembre del 1961 il direttore di gara Juan Brozzi fu costretto a sospendere la partita per 6 minuti, in quanto sul terreno di gioco i calciatori se le suonavano di santa ragione. Per ristabilire la calma l’arbitro espulse dal terreno di gioco quattro e tre giocatori per ogni squadra. Silvera, Vazquez, Rolàn e Lanzoni per l’Independiente e Mesiàs, Blanco e Negri per il Racing. La partita terminò sull’1-1, ma il Racing si era già laureato campione. Non andò meglio il 13 agosto del 2006. All’Estadio Libertadores, infatti, con i padroni di casa dell’Independiente in vantaggio per 2-0, i sostenitori del Racing si produssero in lunghi scontri con la polizia e l’arbitro Horacio Elizondo fu costretto a sospendere e a non riprendere la partita, data persa a tavolino ai biancocelesti. L’AFA, la federazione argentina, prese la drastica decisione di vietare per qualche settimana le trasferte ai tifosi delle squadre appartenenti alle prime quattro divisioni del calcio nazionale.

 In 18 nella storia calcistica delle due squadre hanno vestito le maglie di entrambi i club. Gente come Norberto Raffo, Nestor Clausen, Josè Omar Pastoriza, Serrizuela e qualche altro ancora. Molti sono stati i derby indimenticabili e ricchi di aneddoti e di storia. Il 24 marzo del 1974 Ricardo Bochini, idolo dei rossi, nel 4-1 finale realizzò una strepitosa tripletta, la sua unica in tutta la sua lunghissima carriera. Bochini è uno che con l’Independiente ha giocato qualcosa come 714 partite. L’idolo invece di quelli del Racing è l’uruguagio Ruben Paz, che giocò nell’89/90 anche nel Genoa. Passò alla storia per un suo golazo nel derby. Giocatore funambolico adesso viene sostituito nella fantasia dei tifosi del colombiano Giovanni Moreno. Calciatore di grande estro, che pure è da poco guarito da un pesante infortunio.

 Lo spettacolo, comunque, va in scena soprattutto sugli spalti dei rispettivi terreni di gioco. Il Racing disputa le gare interne all’ Estadio Presidente Domingo Peron, in memoria del Presidente argentino il cui nome fu bandito nel paese dal 1955 al 1973 durante il suo esilio, ma l’impianto è conosciuto in tutto il paese come El Cilindro, per la sua forma. Lo stadio conta poco più di 51.000 posti, che un tempo erano invece molti di più. Infatti, per la finale di Coppa Intercontinentale del ’67 contro il Celtic i presenti erano circa 115.000. La struttura fu poi rammodernata e riveduta in più occasioni ed anche la capienza di conseguenza fu ridotta. L’El Cilindro aprì ufficialmente i battenti il 3 settembre del 1950 contro il Velez Sarsfield e sorge all’incrocio tra le strade intitolate a Mozart, l’inarrivabile compositore, e a Corbatta, una delle maggiori glorie del club.

 Lo stadio dell’Independiente, invece, il Libertardores de America fu costruito nel 1928, anche se questa denominazione è stata assunta soltanto nel 2005. In origine si chiamava Estadio de l’Independiente oppure conosciuto come La Doble Visera de Cemento. Infatti, questo stadio è stato il primo ad essere costruito in cemento in tutto il Sudamerica. Lo stadio, comunque, ha subito un forte restyling nel 2006, ricostruito sul modello di quelli europei, con negozi, ristoranti e museo del club e la sua capienza attuale è di 46.000 posti. Lo stadio sorge in una strada dedicata a Bochini, la bandiera del club con oltre 700 presenze all’attivo in maglia rossa.

 La barra brava più conosciuta del tifo del Racing è La Guardia Imperial, nata nel 1958, e che nel 2000 realizzarono il bandierone più grande del mondo. Ma i suoi leader furono arrestati per l’assassinio di un tifoso dell’Independiente. Nel 1990 sono poi nati Los Racing Stones e nel 1991 La Barra del 95. Sul versante opposte anche negli Anni Cinquanta sorsero i Los Diablos Rojos, uno dei maggiori gruppi d’Argentina, che può contare su sezioni affiliate ad Avellaneda ed in tutto il paese. Questa barra brava conta collegamenti anche con sindacati politici come il CGT ed il Sindacato dei camionisti. Qui ad Avellaneda il calcio è qualcosa di incomparabile e le due tifoserie sono rivali sempre, allo stadio ed ogni giorno nelle strade del popoloso sobborgo di Buenos Aires. Tra l’altro l’El Cilindro ed il Doble Visera sorgono non molto distanti l’uno dall’altro.


2 commenti:

  1. Tommaso Tintori3 giugno 2017 16:49

    Esiste una differenziazione sociale e politica tra le due tifoserie e, in particolare, tra le due barras?

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  2. A quanto pare no. Non è mai emersa una connotazione politica in questo caso nonostante questo momento paese ha una storia politica a dir poco pesante. È un po' la caratteristica dei derby in quel paese di essere quanto meno apolitici.

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