lunedì 17 giugno 2013

Socrates: democracia corinthiana

Il pugno cerrado di Socrates
 Voglio molto bene agli amici di calcioerivoluzione.blogspot.com, in quanto sanno proporre sempre degli articoli e di contributi di grande valore e di grosso effetto. Come questo di Angel Cappa di Cronica Popular dedicato al grande Socrates, il doutor, il calciatore e il compagno.
 Socrates Brasileiro Sampaio de Souza de Oliveira è stato un calciatore elegante, fine, di talento e carismatico. Non solo ha creato illusioni in tutto il mondo con una palla, ma ha contribuito - con la sua ideologia progressiva - a combattere la dittatura militare in Brasile che si era installata nel 1964 a seguito di un colpo di stato contro Joao Goulart e che è continuata fino alla metà degli anni '80. Adilson, quando si presentò al campo del Corinthias, aveva detto: "Il paese è in lotta per la democrazia. In caso di successo, il calcio rimarrà in disparte, perché anche nei paesi democratici il calcio è conservatore. Dobbiamo cambiare questo". I giocatori, in un primo momento, si guardarono perplessi, ma poi Socrates raccolse la sfida e con gli altri colleghi diede il via alla "rivoluzione" di cui aveva bisogno il calcio e la società. "Abbiamo abolito il processo che esisteva nel calcio, dove i presidenti impedivano ai giocatori di diventare adulti", ha rivelato Socrates. "Nei miei compagni di squadra, all'inizio, c'era ansia", ha detto, "non erano abituati ad esprimere la propria opinione e a decidere. Ma cominciarono ad imparare e si prepararono ad affrontare la propria professione e la propria vita". Si riunivano, discutevano e decidevano a maggioranza tutti i temi trattati. Per esempio, invece di ricevere premi per le vittorie, proposero di partecipare ad una percentuale dei ricavi e un altro della sponsorizzazione e della televisione. Questo denaro lo dividevano in parti uguali sia tra i giocatori sia con gli altri componenti della squadra, sia con i medici sia con l'autista dell' autobus della squadra. I dirigenti, inizialmente, si opposero ma poi non potettero fare altro che accettare la proposta vista la forza del movimento "guidato" da Socrates. A poco a poco acquisirono potere e arrivarono persino a stabilire loro stessi gli orari, il metodo e l'intensità degli allenamenti, il giorno della partenza e il mezzo di trasporto per le trasferte, rinforzi e anche l'allenatore. Scelsero la normalità e, per questo, era usuale vederli fumare o bere una birra. Distrussero il mito dell'esser concentrati prima di una partita. Fu di Socrates l'idea di incorporare uno psicologo ed elessero Flavio Gikovate, una delle eminenze della psichiatria in Brasile. Li aiutò a raggiungere il successo sportivo: vinsero due campionati e prima di una delle finali giocate, scesero in campo reggendo uno striscione con su scritto: vincere o perdere, ma sempre con democrazia. Perché temevano che una sconfitta annullasse o comunque diminuisse l'influenza del movimento. Vinsero con un gol di Socrates, che quell'anno fece 28 goals in 31 partite. "Quando siamo entrati in campo" disse Socrates, "ci giocavamo molto più di una semplice partita di calcio. Combattevamo per la libertà nel nostro Paese". Per questo i buoni risultati erano necessari. All'età di 30 anni, dopo aver respinto l'offerta della Roma, decise di accettare la proposta della Fiorentina e fare un'esperienza nel calcio italiano. I conservatori approfittarono della partenza di Socrates per riconquistare il potere nel club e mettere fine al movimento. Ma l'esperienza non è stata vana. "Sono sicuro che tutti i giocatori che hanno vissuto questa avventura sono meglio adattati socialmente che i giocatori di altri club", ha detto Socrates. Quando smise di giocare e dopo alcune esperienze come allenatore, ha continuato a praticare la medicina, scrivere canzoni e opere teatrali, e divenne consulente pedagogico di una scuola che aprì suo fratello Rai in una favela di San Paolo. Socrates, nonostante come calciatore si distinse per la sua immensa qualità, divenne celebre anche per il suo rifiuto ad accettare le regole del gioco e in particolar modo il fatto che il risultato venisse prima di tutto il resto. Socrates non ha mai perso né il piacere di giocare né il gusto di farlo nel miglior modo possibile. Tanto che, secondo la leggenda, dopo aver perso quella famosa partita con l'Italia nella Coppa del Mondo dell' '82, durante la quale il Brasile diede un meraviglioso spettacolo, e vedendo i suoi compagni di squadra molto tristi negli spogliatoi, avrebbe detto: "Va tutto bene. Abbiamo perso nient'altro. Ma lo spettacolo che abbiamo offerto non sarà mai dimenticato".


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