Addirittura
un investigatore venne assoldato dalla ZFA (Zambian Football Association) per
mettersi sulle tracce di un record tanto ambito. Era successo che infatti nel
2012 Leonel Messi avesse realizzato ben 91 gol in un solo anno con la maglia
del Barcellona (79 reti) e dell’Argentina (12) e che gli statistici e giornali
spagnoli avessero gridato al primato assoluto mondiale. Fu un’euforia che durò
lo spazio di poche ore, giusto il tempo che qualcuno facesse notare che tempo
prima, precisamente nel 1972, un certo Godfrey Chitalu in Zambia di gol in un
solo anno ne avesse realizzati addirittura 107. Bisognava stabilire in questo
caso una credibilità però di quel primato, considerato che nel 1972 fosse
difficile per chiunque ricostruire la stagione calcistica zambese e soprattutto
contabilizzare i gol effettivamente da attribuire a Chitalu. Fu così che prese
in mano le redini della controversia Jimmy Muchembe, che si arrampicò tra gli
archivi polverosi di qualche quotidiano locale di Lusaka e provare a dare
credito a quanto i sostenitori di Chitalu reclamavano. Il giocatore, che era
anche un nazionale dello Zambia, era da pochi mesi passato dal Kitwe al Kabwe
Warriors per una cifra importante per il calcio nazionale e si era messo a
realizzare gol a raffica, passando tra diverse competizioni quali il campionato
nazionale, la Castle Cup, la Coppa dei Campioni africana e quindi qualche altra
rassegna locale, di cui si nutrì qualche dubbio sulla sua effettiva
ufficialità. Oltretutto Chitalu realizzò due dei suoi 107 gol in due partite
amichevoli seppur contro due squadre straniere come lo Sheffield United e
l’Union Espanola, bloccate entrambe sull’1-1. Girando un po’ per l’esoticità di
luoghi del calcio africano del tempo, Muchembe comunque stabilì che i gol
validi per il primato erano 102 e non 107, ma comunque sufficienti per
assegnare il primato a Godfrey Chitalu. Certo qualche dubbio continuava a
permanere. Ad esempio il Kabwe non giocò mai in casa in Coppa dei Campioni,
probabilmente il suo stadio non ne risultava a norma per quella competizione,
così come qualche torneo era ritenuto non proprio ufficiale.
Ma le
recriminazioni della federazione dello Zambia non furono le uniche in merito.
Anche il Flamengo attaccò il primato o supposto tale di Messi, in quanto il
club carioca sosteneva che nel 1979 Zico di gol anche ne avesse segnati un bel
po’, addirittura 89. In quella stagione infatti il campionato carioca visse di
due edizioni, una classica ed una especial,
e quindi particolari fortune del Flamengo anche nel campionato nazionale e con
la maglia del Brasile. In tal caso, però al galinho
vennero contestate più di una segnatura a livello ufficiale. Il Flamengo
infatti vinse il Torneo Juan Gamper al Camp Nou e Zico segnò un gol al
Barcellona ed un altro all’Ujpest Dozsa ed altri due gol li segnò nel
successivo Torneo di Parigi.E’ usanza storica dei sudamericani conteggiare sia
nei gol che nelle presenze anche gli amistosos
e cioè le partite amichevoli, che chiaramente risultavano non validi per quel
tipo di record.
Leo Messi
Ad ogni modo,
Messi come detto, raggiunse quota 91 gol complessivi in 69 partite ufficiali
giocate ed in tal caso mise a tacere anche le eventuali recriminazioni di Zico.
La pulce distribuì le sue prodezze tra la Liga, Copa del Rey, Champions League
e gli impegni con la nazionale. Fu il suo un record inattaccabile anche di
fronte ai conteggi più elaborati e lontani nel tempo. Effettivamente colui che
si sarebbe poi di più avvicinato nel tempo a quel record sarebbe stato nel 1972
il tedesco Gerd Muller, che arrivò a quota 85 gol, pur non avendo ancora vinto
la Coppa dei Campioni. Il centravanti del Bayern Monaco ne segnò 72 con la sua
squadra di club e quindi 13 con la nazionale che guidò alla vittoria nella
Coppa Europa in Belgio.
Si è concluso con un successo a pari merito.
Con 31 gol a testa Cristiano Ronaldo
e Luìs Suarez almeno per il 2014
condividono la poltrona di tiratore scelto dell’anno, sedendo in coabitazione
sul trono dei goleador del Vecchio Continente. Del resto l’UEFA aveva assegnato
il medesimo coefficiente di difficoltà realizzativa sia per la Liga spagnola
che per la Premier League inglese, vedendo in questo modo i due cannonieri appaiate
con 62 punti. Ad ogni modo, Cristiano Ronaldo un suo record lo ha eguagliato.
Infatti, dopo i successi del 2008 e 2011, il lusitano ha colto la sua terza
affermazione, appaiando il mitico connazionale Eusebio ed il rivale Messi. Propria la pulce argentina, dopo
gli ultimi due successi consecutivi, è dovuto accontentarsi del terzo posto, al
termine di una stagione non proprio esaltante, complice anche gli infortuni, né
per lui né per il Barca. Anche se i 28 gol dell’argentino non sono poi così
pochi, anche se lontani dal suo standard ideale. L’affermazione dell’uruguagio
Suarez è al sua prima in assoluto, anche se i suoi gol non hanno evitato al
Liverpool di perdere uno scudetto ad un certo punto quasi sicuro. Dopo gli exploit
di Diego Forlàn del 2005 e del 2008, con Suarez l’Uruguay torna ad affermarsi
nella Scarpa d’Oro. Al 4° posto si è arrampicato il brasiliano di nazionalità
spagnola Diego Costa dell’Atletico
Madrid, grazie alle sue 27 prodezze, utili per vincere la Liga. La sorpresa
stagionale, invece, arriva dallo spagnolo dell’Austria Salisburgo Soriano, autore di 31 gol ma con in
dote un coefficiente realizzativo più basso rispetto ai gol: 1,5 punti per ogni
gol rispetto ai 2,00 dei campionati più difficile. Del resto il torneo
austriaco non è proprio il massimo della competitività. Ma Soriano ha vissuto
una grande stagione anche in Europa League. Il 6° posto di Ciro Immobile, invece, costituisce la vera sorpresa stagionale. E’
il bomber più giovane nei piani alti della graduatoriae le sue 22 prodezzesenza rigori sono avvalorate anche dal fatto
che Immobile non giocava per un club che abbia vinto il titolo o per lo meno
lottasse per vincerlo. Al 7°, quindi, si registra la rivelazione islandese di Finnbogasson, che con gli olandesi dell’Heerenveen
guidati da Marco Van Basten, ha siglato 29 gol, moltiplicati anche in questo
caso con il coefficiente di 1,5xgol. Sturridge
del Liverpool ha poi chiuso all’8° ed anche in questo il Liverpool si rende
conto una volta di più della sua grande occasione mancata di vincere il titolo.
In fin dei conti sono bastati molti meno gol
per vincere la Scarpa d’Oro rispetto alle recentissime edizioni, in cui sia
Cristiano Ronaldo che Lionel Messi si erano imposti con caterve di reti. Tuttavia,
i bomber del momento sono rimasti tutti nella scia del successo finale. L’ultima volta che si era registrato un
ex-aequo nella Scarpa d’Oro risale alla stagione del 2004/2005 con Henry dell’Arsenal
e proprio Forlàn del Villareal, primi con 25 gol a testa.
Per il secondo anno consecutivo (la terza in
assoluto) Leo Messi, pur vittima di un infortunio nel corso della stagione, ha
vinto la Scarpa d’Oro, segnando ben 46 gol nella Liga con la maglia del suo
Barca. L’argentino ha mantenuto la sua straordinaria media stagionale, segnando
appena 4 reti in meno rispetto al passato torneo, in cui aveva timbrato il
cartellino dei marcatori ben 50 volte. Mai nessuno prima nella Liga aveva
segnato tanto per vincere la classifica del Pichichi. La Scarpa d’Oro ancora
una volta è stata una questione privata tra l’argentino e Cristiano Ronaldo,
fermatosi a quota 34, pochi per insidiare la pulce. Il portoghese era riuscito
a vincere il massimo trofeo nel 2011, dovendo andare in gol ben 40 volte,
superando nell’occasione proprio di 9 lunghezze il n. 10 del Barca. Da tre
stagioni in pratica gli assi di Real Madrid e Barcelona si contendono i primi
due posti. L’ultimo intruso nel 2010 fu l’italiano Antonio Di Natale, che con
la maglia dell’Udinese arrivò al secondo posto. Mentre da cinque stagioni
consecutive la Scarpa d’Oro prende la strada della Spagna. Infatti, nel 2009
trionfò l’uruguagio Diego Forlàn con la maglia dell’Atletico Madrid, arrivato a
32 gol, due in più di Eto’ò. Nel 2008 Cristiano Ronaldo vinse la Scarpa d’Oro
quando giocava ancora nel Manchester United.
Il terzo posto in questa edizione del 2013 è
stato conseguito da uno straordinario Edinson Cavani, che con la maglia del
Napoli ha buttato il pallone in fondo al sacco 29 volte. Ma del resto i
sudamericani dominano ed in particolare i colombiani, che con Radamel Falcao e
Jackson Martinez del Porto occupano la quarta ed anche la quinta posizione. Il
primo degli italiani è ancora una volta Antonio Di Natale al 13° posto, seguito
al 17° da Graziano Pellè, che i suoi gol e tanti (27) li ha realizzati con la
maglia del Feyenoord.
Guai
a sottovalutare e a pensare che la rivalità calcistica tra l’Argentina ed il Brasile
sia in qualche modo sopita. Tra i due paesi in cui il calcio rappresenta
qualcosa di sacro le diatribe per le cose calcistiche non finiscono mai e non
conoscono tregue di sorta. Ma non soltanto quando due squadre scendono in campo
come è potuto succedere nella finale di ritorno della Copa Sudamericana, in cui
clamorosamente il Tigre non è sceso in campo nel secondo tempo, con motivazione
ufficiale: causa botte da orbi. Il dualismo diventa ancora più incalzante se a
contendersi qualche primato di bravura ci sono un calciatore argentino e l’altro
brasiliano. Infatti, in questi gironi si è detto molto del primato di segnature
in un solo anno solare di Leonel Messi, salito a quota 86 sufficiente per
superare quello di Gerd Muller del 1972. Tuttavia, Messi ha realizzato un’altra
doppietta in Coppa del Re contro il Cordoba, raggiungendo quota 88 ed a quel
punto sono spuntati gli statistici brasiliani che hanno fatto presente che
Arthur Antunes de Coimbra detto Zico nel 1979 di gol ne ha siglati 89, tra
Flamengo, Brasile e rappresentativa Resto del Mondo. Il carioca cominciò a
segnare il 27 gennaio del ’79 in amichevole contro al Fluminense di Friburgo e
continuò a ritmi serrati. Soltanto nel carioca ne segnò 34, quindi realizzò
anche in Copa America con il Brasile finendo il 9 dicembre nel Brasileirao
contro il Palmeiras. Gli statistici hanno contato anche i gol preziosi che
permisero al Flamengo di vincere il Gamper in Spagna contro il Barcelona e l’Ujpest
Dozsa. Infatti, in Brasile persiste l’abitudine di contabilizzare ogni tipo di
gol, anche dell’amistoso, equivalente
ad un’amichevole di carattere ufficiale.
Uno dei 107 gol di Chitalu nel 1972
Ad ogni modo, i brasiliani sono seriamente
intenzionati a mettere in discussione in maniera ufficiale il primato già
attribuito a Messi, ma a loro volta gli auriverdi non hanno fatto i conti con
gli zambiani. Già, ma cosa c’entrano gli zambiani in cose calcistiche tra
Argentina e Brasile? Molto semplice, perché qualcuno laggiù in fondo al Continente
Nero sostiene che Godefroy Chitalu, bomber del Kabwe Warriors e già Pallone d’Oro
africano, abbia realizzato ben 107 gol nell’anno di grazia del 1972 ( e che già
nel 1968 aveva segnato 81 gol con la maglia del Kitwe United). Ma anche in
questo caso sarà difficile attribuire una paternità certa al primato di
Chitalu, che nel 1993 morì prematuramente in un incidente aereo che coinvolse
la Nazionale dello Zambia, di cui era il CT.
Il giovane brasiliano Ronaldo vincitore della Scarpa d'Oro
La Scarpa d’Oro del nuovo corso. Tuttavia, la Scarpa d’Oro tornò ad essere assegnata a partire dalla stagione del 1996/97. Fortunatamente una nutrita schiera di estimatori legata ad un calcio per così dire da un sapore antico caldeggiò il ripristino dello storico e prestigioso trofeo, anche se con un criterio di assegnazione diverso. Si stabilì pertanto un coefficiente di difficoltà per ciascun campionato maniera tale che i gol realizzati ad esempio in Italia, Inghilterra e Spagna risultavano più pesanti e meglio compensati di quelli siglati a Cipro, in Albania o in Estonia. L’egida questa volta non toccava a France Football e all’Adidas, ma a ESM, che raccoglieva sotto al propria sigla tutte le testate calcistiche specializzate europee.
Le imprese di Fernando Gomes e Marco Van Basten. Nel 1981/82 la Scarpa d’Oro prese la via dell’Olanda per la seconda volta. Infatti, il trofeo fu ad appannaggio del giovane attaccante dell’Ajax Wim Kieft, che realizzò 32 gol nelle 34 partite di campionato. Tra l’altro il biondo Kieft precedette il connazionale Kist e l’argentino del Tours , già del Monaco, Delio Onnis, fermi a 29 reti. Come Scarpa di Bronzo si mise in luce il danese dell’OB Odense Allan Hansen con 28 centri, in una carriera personale che non registrò più acuti di un certo rilievo. Kieft venne un po’ snobbato dai grandi club nonostante la sua affermazione internazionale e passò successivamente al Pisa, prima di finire al Torino e di ritrovare poi una squadra di un certo livello nel PSV Eindhoven, con cui vinse anche una Coppa dei Campioni.
Tuttavia, dopo dieci lunghi anni un altro calciatore portoghese tornò a trionfare nella Scarpa d’Oro. Il bomber scelto questa volta non indossava la maglia del Benfica, ma bensì quella degli acerrimi rivali del Porto. Fernando Gomes, bomber di razza, siglò 36 reti, precedendo l’olandese del Feyenoord Peter Houtman a 30 ed il greco dell’Olympiakos del Pireo Nikos Anastopoulos a 29. Gomes si rivelò uno dei più prolifici marcatori della storia del calcio lusitano. Raccolse le maggiori soddisfazioni con il club di Oporto, ad eccezione di una breve parentesi nella Liga spagnola con la maglia dello Sporting Gijon, con cui fallì clamorosamente. Spese, quindi, gli ultimi spiccioli della carriera nello Sporting Lisbona. Gomes vinse per 6 volte la classifica dei marcatori in Portogallo e con il suo Porto fece incetta di trofei anche in campo internazionale con la vittoria della Coppa dei Campioni, della Coppa Intercontinentale e della Supercoppa Europea.
Il calcio inglese dovette, invece, aspettare la stagione del 1983/84 per trovare un suo esponente nell’albo d’oro della Scarpa d’Oro. L’impresa riuscì al prolifico gallese del Liverpool Ian Rush, autore di ben 32 gol con la maglia dei reds. Al secondo posto si classificò con 28 centri l’astro nascente Marco Van Basten dell’Ajax con 28 ed al terzo il belga del Seraing Nico Claesen con 27. Rush nel 1987/88 tentò anche l’avventura nel calcio italiano fallendo in maniera clamorosa. Impresa che invece si rivelò alla portata di Van Basten, che fece faville nel Milan prima di accusare un infortunio che mise fine alla sua carriera. Ian Rush si aggiudicò la Scarpa d’Oro nell’unica occasione in cui vinse il titolo di capocannoniere della Premier League. Dopo Eusebio, Gerd Muller e Dudu Georgescu il lusitano Fernando Gomes divenne il quarto giocatore a vincere per due volte la Scarpa d’Oro. Nel 1984/85 ben 39 reti gli valsero il secondo titolo europeo, sempre indossando la casacca del Porto. Al secondo posto si classificò il nordirlandese del Linfield Belfast Martin McGaughey con 34 gol ed al terzo lo slavo del Nantes Vahid Halilhodzic con 28 centri. Nel 1985/86, invece, giunse il meritato trionfo per l’olandese dell’Ajax Marco Van Basten, autore di 37 gol, uno in più del sovietico Oleg Protassov, che difendeva in quella stagione i colori del Dnepr Dneprpetrovsk, prima di passare alla Dinamo Kiev. Mentre al terzo posto si classificarono appaiati l’austriaco Poster dell’Austria Vienna ed il turco Tanju Colak del Samsunspor con 33 gol. Marco Van Basten con quella Scarpa d’Oro iniziò una luminosa carriera in campo internazionale.
Gli ultimi soldi dell’Adidas. La stagione del 1986/87 passò alla storia della Scarpa d’Oro come la beffa di Rodion Camataru, che si aggiudicò in un primo momento il trofeo, poi ritiratogli dopo che France Football scoprì che le ultime gare del campionato rumeno erano state addomesticate per favorire la caterve di reti del centravanti della Dinamo Bucarest. La Scarpa d’Oro, quindi, fu successivamente assegnata all’austriaco dell’Austria Vienna AntonPolster, autore comunque di 39 gol. L’austriaco militò quindi anche nel Torino e nel Siviglia. Attualmente è il leader del gruppo rock austriaco Achtung Liebe, che spesso primeggia nelle classifiche musicali del paese. Nel 1988, invece, la Scarpa d’Oro premiò l’esplosione del centravanti turco Tanju Colak, che nel frattempo era andato a vestire la maglia del prestigioso Galatasaray, vincitore del campionato nazionale. Colak staccò il danese del Servette Eriksen a 33 gol e lo scozzese del Dundee Tommy Coyne a 31. Il calciatore confermò la propria vena realizzativi anche in campo internazionale. Nel 1989, invece, si registrò un’affermazione alquanto strana in favore di Dorin Mateut della Dinamo Bucarest, neanche attaccante proprio di ruolo, che però realizzò ben 43 gol. I gol provenienti dal campionato rumeno lasciavano sempre una certa perplessità dopo la vicenda-Camataru. Del resto al secondo posto si insediò l’altro rumeno Marcel Coras con 36 reti del Victoria Bucarest, mentre al terzo si classificò il brasiliano Baltazar dell’Atletico Madrid con 35 centri. Nella stagione del 1989/90, invece, la Scarpa d’Oro per la prima volta registrò un successo in coabitazione, condiviso da due nomi eccellenti del calcio internazionale come quelli del messicano del Real Madrid Hugo Sanchez e del bulgaro del Vitocha Sofia Hristo Stoichkov. Entrambi realizzarono 38 gol, ma Hugo Sanchez era al culmine di una carriera favolosa soprattutto con le maglie di Atletico e Real Madrid, mentre Stoichkov avrebbe spiccato il volo da Sofia per fare le fortune del Barcelona. Al terzo posto si piazzò l’austriaco dell’Admira Wacker Gerard Rodax con 35 gol. Sanchez vinse comunque per 5 volte il titolo di pichichi della Liga spagnola. Nel 1991 chiuse la prima parte dell’albo d’oro del trofeo il macedone della Stella Rossa di Belgrado Darko Pancev con 34 gol, tre in più del redivivo turco Tanju Colak, passato in quella stagione a difendere i colori del Fenerbache, l’altra grande di Istanbul.
Le sfortune di Ally McCoist. Non proprio fortunato nella sua carriera fu lo scozzese dei Rangers Glasgow che avrebbe potuto vincere due edizioni consecutive della Scarpa d’Oro nel 1992 e 1993 dall’alto dei suoi 34 gol a stagione. Ma proprio qualche settimana prima della premiazione l’Adidas ritirò la sua sponsorizzazione e McCoist non fu mai ufficialmente premiato, con la sua affermazione che rimase valida soltanto per le cifre. Il cannoniere scozzese si mise in luce nel St.Johnstone Perth, prima di mettersi alla guida dell’attacco dei Rangers e vivere una parentesi di carriera in Inghilterra nel Sunderland.
Dudu Georgescu autore di 47 reti nel campionato rumeno del 1976/77
Gol sudamericano. Nel 1974 la Scarpa d’Oro fu nuovamente vinta da un calciatore che militava nel campionato portoghese, ma in tal caso non si trattava del bomber pluridecorato Eusebio, ma di un argentino dal nome Hector Yazalde, che era da poco sbarcato a Lisbona, proveniente dall’Independiente di Avellaneda, ma sulla sponda dello Sporting. Infatti, proprio grazie ai gol di Yazalde, ben 46 in 30 partite, lo Sporting si aggiudicò il titolo nazionale, sopravanzando in classifica di due punti i concittadini del Benfica.
L’idea di France Football.Sull’onda del successo che ormai da diversi anni stava raccogliendo l’assegnazione del Pallone d’Oro al miglior calciatore europeo dell’anno, dalla stagione del 1967/68 la rivista calcistica specializzata France Football, in collaborazione con l’azienda sportiva dell’Adidas, da sempre comunque a sostegno dell’industria del pallone, istituì anche la Scarpa d’Oro, destinata a premiare il calciatore che nei vari campionati nazionali del Vecchio Continente avesse realizzato il maggior numero di gol nel corso della stagione. Il premio da assegnare al bomber più prolifico dell’anno entusiasmò gli appassionati di calcio e gli stessi protagonisti, che si prodigarono in performance importanti per raggiungere il primo posto nella speciale classifica della Scarpa d’Oro.